Stretta sul reddito di cittadinanza: lo perde chi rifiuta lavoro dai privati, obiettivo reperire manodopera

Arriva la stretta al reddito di cittadinanza che, nelle intenzioni, punta a risolvere il problema della carenza di manodopera, soprattutto nei settore turistico e ricettivo. In piena notte, nel corso delle votazioni in Commissione alla Camera sugli emendamenti al decreto aiuti, il centrodestra, con il parere favorevole del governo e contrario del Movimento 5 Stelle, e’ riuscito a far passare una netta novita’: le offerte dirette da parte di datori di lavoro privati varranno come quelle avanzate attraverso i centri per l’impiego. Rispettando gli standard previsti dalla legge, rientreranno nei meccanismi della ‘congruita” e, quindi, faranno numero nel conteggio dei rifiuti che portano alla perdita dell’assegno. In pratica, dopo due no ad offerte ‘congrue’, d’ora in poi sia pubbliche che private, si sara’ costretti necessariamente ad accettare, pena la decadenza del beneficio. Una norma che Forza Italia non esita a definire “spazzadivani” e che per la Lega sara’ utile a reperire lavoratori soprattutto ora che inizia la stagione estiva. Secondo le forze di centrodestra, pronte a raccogliere le istanze degli imprenditori, il reddito rappresenta infatti un deterrente all’accettazione di nuovi impieghi da cui deriverebbe la mancanza di camerieri, bagnini e baristi. Da qui dunque gli emendamenti, identici, presentati da Noi con l’Italia, FdI, Lega, Forza Italia e gruppo Misto. Il Movimento 5 Stelle ha votato contro, ma in Commissione, complici probabilmente anche le ore piccole, non si e’ consumato nessun pericoloso incidente diplomatico. Il voto contrario ad un emendamento sull’aumento della produzione di gas nazionale ha peraltro evitato tensioni anche sul temuto tema delle trivelle, mentre sul Superbonus e’ passata la linea annunciata con l’emendamento del governo che amplia la cessione dei crediti a soggetti diversi dalle banche. Nel corso della nottata, il decreto si e’ arricchito anche delle ultime norme per contenere i rincari delle bollette.

Il dl da 7 miliardi approvato ieri dal consiglio dei ministri e’ stato inglobato come emendamento e passera’ ora all’esame del Senato insieme al provvedimento, da approvare rigorosamente entro la scadenza di meta’ luglio. In tema energetico, e’ stato inoltre ampliato il golden power anche agli impianti geotermici, mentre e’ stata ulteriormente semplificata l’installazione di panelli solari a terra. Come dote, i deputati consegnano ai senatori anche altre novita’: innanzitutto il salvataggio della raffineria siciliana di Priolo, in mano alla Isab, controllata dalla Lukoil e per questo potenziale vittima delle sanzioni. In base ad un emendamento della siciliana Stefania Prestigiacomo, a trovare una soluzione per l’impianto e per i suoi lavoratori sara’ un apposito tavolo istituito presso il ministero dello Sviluppo economico. Tre le norme principali che riguardano da vicino gli enti locali: Comuni e Province potranno destinare i proventi incassati dalle multe e dai parcheggi alla “copertura della spesa per le utenze di energia elettrica e gas”, in pratica per le bollette di scuole, impianti sportivi e illuminazione pubblica. Gli avanzi di gestione 2020 e 2021 potranno inoltre essere utilizzai per finanziare riduzioni delle tariffe della Tari. Le citta’ metropolitane in dissesto potranno peraltro aumentare l’addizionale Irpef e le tasse di imbarco, come previsto gia’ dal dl, ma con un tetto, dello 0,4% (arrivando quindi ad un massimo dell’1,2%) nel primo caso e di 3 euro nel secondo. Infine, la rateizzazione delle cartelle diventa inoltre piu’ facile: raddoppia a 120mila euro il limite per chiedere il pagamento in 10 anni, vale a dire in 72 rate, senza che si debba “documentare la temporanea situazione di obiettiva difficolta’”. Sale inoltre da cinque a otto il numero di rate non pagate dopo le quali si decade dal piano di rateizzazione, che non puo’ essere rinnovato. (ANSA)