Sicilia: manovre nel centrodestra, Pd verso la resa dei conti

A 48 ore dalla chiusura delle urne, in Sicilia non ci sono ancora i dati definitivi delle regionali. Mancano i risultati di 48 sezioni e l’ufficio elettorale non può attribuire in modo ufficiale i 70 seggi dell’Assemblea regionale. Ritardi che stanno condizionando le grandi manovre dei partiti, anche se sotto traccia si lavora per fornire la rosa di nomi attesa dal presidente della Regione Renato Schifani. Una trattativa complessa che s’incrocia, inevitabilmente, con la partita per i ruoli apicali dell’Ars, a cominciare da chi sarà il prossimo presidente dell’Assemblea. Da FdI, primo partito del centrodestra, fanno filtrare che aspettano l’ufficialità sui seggi e solo dopo poi si comincerà a parlare di nomi per la giunta. Ma la “frenata” non sposta più di tanto l’attenzione sul mondo dei meloniani, che rivendicherebbe almeno tre assessori nel governo. Tra i papabili per un posto nel nuovo esecutivo ci sono Giusi Savarino e Alessandro Aricò, il cui nome gira anche per la presidenza dell’Assemblea regionale; nomi che si aggiungono a quelli circolati subito dopo lo scrutinio, quelli di Francesco Scoma (Lega) e Stefania Prestigiacomo (Fi). Se Aricò dovesse andare a occupare lo scranno più alto di Sala d’Ercole, si aprirebbero spazi anche per alcuni non eletti di FdI come Brigida Alajmo e Francesco Scarpinato. Sempre per la successione di Gianfranco Miccichè cresce la quotazione di Gaetano Galvagno, in quota FdI, e ritenuto vicino a Ignazio La Russa.

Ma il quadro è difficile da decifrare. Perché tra i nomi che circolano per la presidenza dell’Ars ci sono anche quelli di Roberto Di Mauro (Mpa), che ha ricoperto il ruolo di vicario negli ultimi cinque anni, e di Giorgio Assenza (FdI), che ha guidato l’ufficio di questura. Ma a rivendicare ruoli di primo piano nei Palazzi che si affacciano su piazza Indipendenza ci potrebbero essere anche due pezzi da novanta: Edy Tamajo e Luca Sammartino, entrambi mister 20mila preferenze. Mentre Francesco Cascio, quarto nella lista di Fi a Palermo, ambisce alla delega alla Sanità nel governo Schifani. Gianfranco Miccichè intanto fa sapere di non avere ancora deciso se andare a Palazzo Madama o rimanere all’Ars. Fonti interne a Fi riferiscono che il leader siciliano “è sotto pressione da parte di chi vorrebbe che lasciasse subito la guida del partito” e che “è adirato per i consensi non soddisfacenti ottenuti a Palermo imputandoli ad alcuni dirigenti che considerava suoi fedelissimi”. Sul fronte opposto c’è aria da resa dei conti. “Non ravviso la necessità di dimettermi, ma di assumermi la responsabilità politica del risultato insieme al gruppo dirigente del Pd”, dice il segretario siciliano Anthony Barbagallo messo sotto pressione da chi nel partito vuole la sua testa per il flop di Caterina Chinnici e le scelte dei candidati a Roma e a Palermo. Ma si alza forte la voce di chi vuole subito il congresso regionale. “Bisogna analizzarne i motivi della sconfitta, come ha detto il segretario Enrico Letta la strada è quella del congresso”, dice il capogruppo uscente del Pd all’Ars Giuseppe Lupo. Per Fabio Giambrone, per anni braccio destra di Leoluca Orlando, “è necessario e improcrastinabile aprire immediatamente la stagione congressuale”. Più netto il deputato Carmelo Miceli: “Dinanzi a un Letta che prende atto della sconfitta, annunciando le sue dimissioni e accelerando la fase congressuale, come può Barbagallo pensare che la sequenza di disfatte siciliane, amministrative di Palermo, regionali e politiche, non necessiti con assoluta urgenza di una fase congressuale straordinaria?”. (ANSA)