Assoluzione perche’ il fatto non costituisce reato: secondo il giudice monocratico Andrea Terranova, il boss Ignazio Ribisi non ha commesso il reato di minaccia a pubblico ufficiale nei confronti del caposcorta della polizia penitenziaria che lo aveva accompagnato a casa in occasione di un permesso premio. “Bastardo e indegno, stai zitto… qua sono a casa mia e comando io. Se mi metto a gridare – avrebbe detto – faccio arrivare un sacco di persone”. Questo, l’episodio risalente al 19 novembre del 2016, per cui e’ finito a giudizio il boss di 63 anni, di Palma di Montechiaro, da oltre un quarto di secolo in carcere, al 41 bis, per scontare un ergastolo per associazione mafiosa e omicidio. Ribisi, in occasione di un permesso premio che gli era stato concesso dal magistrato di sorveglianza di Sassari, fu accompagnato dalla polizia penitenziaria nell’abitazione dei suoi familiari con cui aveva avuto l’autorizzazione di trascorrere un breve periodo di alcune ore. Al momento di salutare la moglie, pero’, avrebbe aggredito un ispettore che aveva l’incarico di capo scorta. All’origine del suo disappunto il divieto del poliziotto di far consegnare alla donna un vassoio di pasticcini. Dopo le minacce e gli insulti, avrebbe gridato alla moglie di consegnargli lo stesso il vassoio, spingendo il braccio dell’ispettore e aggiungendo: “Anche se ho l’ergastolo io e te ci incontreremo”. “Non ha commesso alcun reato – ha sottolineato il difensore, l’avvocato Raimondo Tripodo – perche’ il poliziotto non puo’ avere subito alcun timore da quelle parole visto che provenivano da un uomo disarmato ed erano rivolte a una squadra di poliziotti armati. Al massimo si tratta di ingiuria che non e’ piu’ punibile”. Al contrario il pubblico ministero Salvatore Caradonna aveva chiesto la condanna a un anno. (AGI)
