Il nostro è l’unico Paese dell’area Ocse nel quale, dal 1990 al 2020, il salario medio annuale è diminuito (-2,9%), mentre in Germania è cresciuto del 33,7% e in Francia del 31,1%. È quanto emerge dal ‘Rapporto Inapp 2022 – Lavoro e formazione, l’Italia di fronte alle sfide del futuro’ presentato alla Camera da Sebastiano Fadda, presidente dell’Inapp-Istituto nazionale per l’analisi delle politiche pubbliche. Il nostro Paese nel corso degli ultimi 30 anni (1990 -2020) è l’unico ad aver registrato un calo dei salari (-2,9%) a fronte di una crescita media dei Paesi Ocse del 38,5%. Nello stesso periodo la produttività è cresciuta del 21,9%, “non sembrano dunque aver funzionato i meccanismi di aggancio dei livelli salariali alla performance del lavoro”, continua il Rapporto. Nell’ultimo decennio (2010-2020), in particolare, i salari sono diminuiti dell’8,3%. “Questa condizione di stagnazione dei salari è resa più preoccupante dalla ripresa dell’inflazione – ha sottolineato il presidente dell’Inapp, Sebastiano Fadda – per cui si torna a porre il problema dei meccanismi idonei a contrastare la riduzione del potere d’acquisto di tutti i redditi fissi. Le cause di una dinamica salariale così contenuta sono diverse, una di queste è il meccanismo di negoziazione dei salari. Resta bassa la quota di imprese che dichiarano di applicare entrambi i livelli di contrattazione (4%); Inoltre, in sette anni si è ridotto il numero di aziende che dichiarano di applicare un Ccnl (-10%), mentre si è più che duplicata la quota di imprese che dichiarano di non applicare alcun contratto (dal 9% nel 2011 al 20% nel 2018)”.
Ci sono poi quanti, pur lavorando (dipendente o autonomo) sono in una famiglia a rischio povertà, cioè con un reddito disponibile equivalente al di sotto della soglia di rischio povertà. Nell’ultimo decennio (2010-2020) il tasso di ‘lavoro povero’ è stato pressoché costante con un valore medio pari a 11,3% e una distanza rispetto all’Unione europea superiore mediamente del 2,1%. L’8,7% dei lavoratori (subordinati e autonomi) percepisce una retribuzione annua lorda di meno di 10mila euro mentre solo il 26% dichiara redditi annui superiori a 30mila euro, valori molto bassi se comparati con quelli degli altri lavoratori europei. Se consideriamo il 40% dei lavoratori con reddito più basso, il 12% non è in grado di provvedere autonomamente ad una spesa improvvisa, (quindi non ha risparmi o capacità di ottenere credito), il 20% riesce a fronteggiare spese fino a 300 euro e il 28% spese fino a 800 euro. Quasi uno su tre ha dovuto posticipare cure mediche. (Public Policy)
