Pensioni, Saraceno: Opzione donna maschilista e penalizzante

 “Non è incoraggiando le donne a uscire prima dal mondo del lavoro che lo Stato riconosce il ruolo di cura. Anzi, le donne otterranno una pensione misera e un carico di cura maggiore”. Così, in una intervista alla Stampa, la sociologa e filosofa Chiara Saraceno. “Sono sempre stata molto critica su ‘Opzione donna’ – spiega – Si consente alle donne di andare in pensione prima ma in modo penalizzante, perdendo il 30% della pensione. Si basa sull’idea che, uscite dal mondo del lavoro, vadano a casa a fare le nonne o le caregiver dei mariti o di un genitore fragile: il tutto a loro spese”. Inoltre “sarei d’accordo ad aumentare i contributi figurativi alla nascita di un figlio – prosegue – ma non ha senso farlo a posteriori, alla fine della carriera.

In Germania per ogni nato viene corrisposto l’equivalente contributivo di un anno. In Italia, per arrivare a un anno di contributi servono quattro figli. La proposta del governo è che per ogni figlio si ‘sconti’ un anno di lavoro: mi sembra che non sia il modo giusto. Se davvero si vuole riconoscere il lavoro di cura, allora si arricchisca la quota di contributi figurativi”. C’è differenza, secondo Saraceno, con Quota 100 o 103: “Spesso sono beneficiari uomini che hanno una buona carriera e una buona pensione. Inoltre, trovo iniquo che Quota 100 sia accessibile a chi può permetterselo mentre Opzione donna sia calcolata solo sul sistema contributivo”. E’ dunque, per Saraceno, una misura maschilista: “Si dà per scontato che il ruolo di cura spetti esclusivamente alla donna. Sarebbe più utile investire in strutture, servizi, e congedi genitoriali pagati”. (ANSA)