Con i fondi confiscati ai boss avrebbe realizzato a Cattolica Eraclea una cantina e un oleificio in terreni di proprietà della sua famiglia in provincia di Agrigento. Adesso per un erede di un amministratore giudiziario – Ruggero Rizzuto, di Cattolica Eraclea – morto nel 2018 a 65 anni, è scattato il sequestro di un conto corrente per un valore pari a 779.476,31 euro. Gli agenti della Polizia di Stato di Palermo hanno eseguito un provvedimento, emesso dalla sezione Misure di prevenzione del tribunale del capoluogo siciliano in accoglimento della proposta congiunta del procuratore e del questore, e arrivato al termine di una complessa indagine effettuata dall’ufficio Misure di prevenzione patrimoniali della Divisione anticrimine di Palermo. Sotto la lente d’ingrandimento la gestione di alcuni conti correnti confiscati, con provvedimento definitivo nel 2012, ai boss Rosario Gambino e Salvatore Inzerillo e per i quali l’amministratore giudiziario a suo tempo nominato non aveva depositato il rendiconto finale. In particolare, dagli accertamenti è emerso che, a partire dal 2005 e fino al 2008, l’uomo avrebbe effettuato una serie di prelievi di denaro, senza autorizzazione, dai conti correnti confiscati per un valore complessivo di 621.487,77 euro. Proprio per questo motivo era stato iscritto nel registro degli indagati con l’accusa di peculato continuato, procedimento successivamente archiviato per la morte dell’amministratore giudiziario. Le indagini, spiegano gli investigatori della Polizia, hanno consentito di accertare che “i prelievi sono stati effettuati per scopi personali in investimenti di natura imprenditoriale nel settore vitivinicolo”. I beneficiari dei pagamenti effettuati con i fondi confiscati hanno confermato il denaro era servito a pagare prestazioni di beni o servizi effettuati in favore dell’azienda agricola riconducibile all’uomo e, in particolare, per la realizzazione di una cantina e di un oleificio nei terreni di proprietà dell’amministratore giudiziario e della sua famiglia d’origine.
“Grazie agli accertamenti patrimoniali – spiegano gli investigatori della Polizia – è stato possibile ricostruire le operazioni che hanno portato un erede dell’uomo a ricevere dallo stesso, quando era ancora in vita, la titolarità della maggioranza delle quote del capitale sociale dell’azienda agricola, sita nella provincia di Agrigento. Nel frattempo è divenuto proprietario del ramo di azienda, comprendente anche la cantina e l’oleificio, nel quale sono confluiti i consistenti investimenti effettuati da amministratore giudiziario”. Secondo l’accusa nonostante la titolarità delle quote fosse in capo all’erede, di fatto la società è stata amministrata dall’amministratore giudiziario sino alla sua morte. Dopo il decesso dell’uomo, l’erede, in qualità di rappresentante legale e socio di maggioranza della società, a maggio scorso ha proceduto alla vendita del ramo di azienda per un importo complessivo di 928.000 euro, accreditati su un conto corrente intestato alla società, sul quale è abilitato a operare l’erede dell’amministratore giudiziario. “Considerato che il ricavato di tale vendita è stato ritenuto il frutto del reimpiego del denaro illecitamente sottratto attraverso le reiterate condotte di peculato commesse e sussistendo il concreto pericolo che lo stesso potesse essere disperso”, il Tribunale di Palermo ha disposto il sequestro d’urgenza del saldo del conto corrente per un valore pari a 779.476,31 euro.
