Soccorsi da un peschereccio tunisino nel Canale di Sicilia e trasbordati su una motovedetta della Guardia costiera, 44 naufraghi sbarcati a Lampedusa hanno raccontato che all’appello mancano tre loro compagni di viaggio. Un barchino di metallo, carico di migranti, ieri sera, è affondato in acque internazionali. Il peschereccio che si trovava a poca distanza dall’area del naufragio ha soccorso i 44 tra le onde: gambiani, guineani, malesi e senegalesi. Delle ricerche dei dispersi, durante la notte, si è occupata una motovedetta della Guardia di finanza, rimpiazzata oggi da un mezzo della Guardia costiera.
Le 44 persone soccorse e messe in salvo, tra loro una donna, hanno riferito di essere salpati da Sfax, in Tunisia, durante la notte di venerdì, aggiungendo di aver pagato 800 euro a testa per la traversata. Appena lunedì scorso, il primo luglio, è emersa la drammatica storia di un giovane migrante morto annegato dopo essere caduto in acqua perché, durante la traversata, si è addormentato. A ricostruire l’accaduto, sentendo alcuni dei 47 migranti partiti da Zaouia in Libia e sbarcati nella serata di domenica scorsa a Lampedusa, sono stati i poliziotti della squadra mobile della questura di Agrigento. Gli agenti, con l’ausilio di un interprete, hanno ascoltato i migranti, nigeriani, camerunensi, ivoriani e malesi che hanno raccontato cosa è successo all’ivoriano che non indossava il giubbotto di salvataggio e che non sapeva nuotare. Chi guidava il gommone, stando ai racconti, sentite le urla dei migranti, è tornato indietro cercando di recuperare l’uomo che non è stato però individuato anche a causa del buio.
Nessuno si è tuffato in acqua per cercare il naufrago, e lo scafista, dopo un po’, ha ripreso la navigazione verso Lampedusa. Cercando di sensibilizzare su quello che avviene nel Mediterraneo, il Ravenna Festival quest’anno dedica al dramma dei migranti la XXVIII edizione de Le vie dell’Amicizia. Riccardo Muti, martedì, sarà al teatro naturale della cava, a Lampedusa, dirigerà il concerto che porta in scena la storia della velocista somala Samia Yusuf Omar, fra coloro che hanno perso la vita in fuga da guerra, povertà e carestie. Così il progetto Le vie dell’Amicizia, che fin dal primo e ormai storico concerto a Sarajevo nel 1997 disegna ponti di fratellanza e promuove il dialogo attraverso il linguaggio universale della musica, inviterà a riflettere su quanto accade nel Mediterraneo. (ANSA)
