La società di raccolta e trasporto dei rifiuti di Agrigento costretta ad assumere “almeno cinque persone” legate alla mafia, un’azienda di carburanti alla quale sarebbe stato imposto lo stop del rapporto di lavoro con un dipendente in favore di un altro, l’incendio di due autocarri di una ditta di costruzioni e, ancora, l’assunzione ‘obbligatoria’ di alcuni operai ‘graditi’ a Cosa nostra da parte della società aggiudicataria dei lavori di riqualificazione di piazza della Concordia, nel quartiere Villaseta di Agrigento. Sono alcuni dei reati che avrebbero caratterizzato l’attività criminale dei clan mafiosi agrigentini colpiti dall’inchiesta coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia di Palermo e condotta dai carabinieri del Nucleo investigativo del Reparto operativo di Agrigento.
L’indagine ha alzato il velo su una serie di episodi di criminalità che hanno visto protagonisti gli uomini dei clan, come il comportamento vessatorio nei confronti del titolare di un bar di Agrigento costretto a fornire cibi e bevande gratuitamente agli affiliati. Un altro commerciante di Agrigento, invece, era costretto a versare mensilmente mille euro alle casse di Cosa nostra dietro violenze e minacce esplicite. Gli inquirenti hanno individuato anche i responsabili dell’incendio di un furgone intestato ad una rivendita di bevande di Porto Empedocle, attività che in un’altra circostanza aveva subito dei colpi di pistola a scopo intimidatorio contro la saracinesca. L’arroganza di boss e gregari si è spinta fino ad una azione dimostrativa a scopo d’intimidazione contro un uomo che aveva avuto un litigio con uno degli affiliati: il clan sparò dei colpi d’arma da fuoco contro la porta d’ingresso della sua abitazione. (Dire)
