La colletta mafiosa per le famiglie dei boss detenuti non piace a tutti in Cosa nostra. “Ma questo non è che … gli pare che c’è … la banca?”; .. Non è che, per dire, uno è impiegato all’Inps”!, sbotta Francesco Mulè reggente della famiglia di Palermo Centro, a proposito del mantenimento del carcerato Giovanni Castello. Emerge nell’ultima indagine della Dda di Palermo. Ciò nonostante le consegne di denaro proseguono periodiche e costanti come, ad esempio, in favore dei capimafia detenuti del calibro di Giulio Caporrimo Salvatore e Sandro Lo Piccolo e la moglie Rosalia Di Trapani.
“Io so che Giulio è a posto, mio cugino Calogero è a posto, suo padre è a posto, lui è a posto ….. se mi porti questi cinquemila euro per Natale e io gli devo dare mille euro a Giulio, mille euro a mio cugino Calogero, mille euro a suo padre, mille euro a suo fratello e mille euro a mia cugina Rosalia che è con gli arresti domiciliari là sopra, glieli devo mettere dalla tasca io! a suo figlio già glieli ho mandati”, diceva uno degli indagati. (ANSA)
