Davanti al tribunale collegiale di Caltanissetta e’ iniziata la deposizione del collaboratore di giustizia di Caltanissetta Pietro Riggio al processo a carico dei due generali dei carabinieri ormai in pensione Angiolo Pellegrini e Alberto Tersigni e per concorso esterno in associazione mafiosa Giovanni Peluso, ex poliziotto. Il collaboratore di giustizia era agente della polizia penitenziaria quando venne arrestato il 10 novembre del 1998 con l’indagine “Grande oriente” scaturita dalle dichiarazioni dell’infiltrato in Cosa nostra Luigi Ilardo. L’imputazione era concorso esterno in associazione mafiosa, reato derubricato in Appello in favoreggiamento aggravato. “Ho svolto servizio al carcere di Villalba, poi ho svolto al carcere di Petrusa di Agrigento e poi quello di San Cataldo”, ha detto. Riggio ha svolto servizio anche al carcere di Pianosa quando venne ucciso il giudice Giovanni Falcone. Il collaborante ha ricordato anche la sua attivita’ sindacale in quota al sindacato autonomo di polizia penitenziaria.
“Dalla polizia penitenziaria sono stato destituito nell’agosto del 2001”. Rispondendo alle domande del pm Pasquale Pacifico, il collaboratore di giustizia Riggio sta tracciando tutto il suo periodo di carcerazione a Santa Maria Capua Vetere. Da aprile a settembre del 2000 Riggio va agli arresti domiciliari a Caltanissetta ed era autorizzato ad allontanarsi dall’abitazione dalle 10 alle 12. Il decreto di sorveglianza speciale viene notificato a dicembre del 2000 fino a giugno del 2001 quando sconta la condanna fino a settembre 2001. A marzo 2004 viene arrestato per l’operazione “Itaca bobcat” per associazione mafiosa ed estorsioni tra il 2000 e il 2003. E rimane detenuto fino all’8 marzo del 2008 durante il quale sconta anche la condanna a cinque anni. “L’8 luglio del 2008 inizio la collaborazione con la procura di Caltanissetta”. E un anno dopo viene scarcerato senza obblighi. “E rimango libero fino all’8 giugno del 2016”, ha ricordato il collaboratore di giustizia quando inizia a scontare un cumulo di pene. Viene scarcerato nel 2020 con il decreto Covid e ora il collaboratore di giustizia Riggio e’ libero. (AGI)
