Sale la preoccupazione nel mondo del vino, non solo per lo spettro dei dazi americani ma soprattutto per la prospettiva in Ue di etichette con gli alert sanitari (qualche giorno fa l’Oms ha richiamato a messaggi visibili) per mettere in guardia sul rischio cancro derivante dal consumo di alcol. A pesare anche l’ipotesi di nuove tassazioni. Ma il comparto è anche politiche europee, export, competitività e turismo enogastronomico e si conferma eccellenza in Europa: con una produzione annua che supera i 160 milioni di ettolitri, l’Ue rimane il leader mondiale del settore contribuendo al 45% delle superfici viticole globali, al 63% della produzione e al 48% del consumo mondiale di vino; l’Italia con una produzione di 49,7 milioni di ettolitri nel 2024, si conferma primo produttore e esportatore al mondo.
Italia, Francia e Spagna, continuano a rappresentare quasi la metà della produzione globale. Anche se si registra una flessione in particolare della Francia. Per fare il punto l’Ufficio in Italia del Parlamento Europeo, in collaborazione con la Rappresentanza in Italia della Commissione Europea, ha chiamato a raccolta produttori, professionisti e associazioni di categoria, insieme alle istituzioni nazionali ed europee, per gli Stati Generali del Vino, lunedì 17 febbraio a Roma al Campidoglio. In particolare sulle etichette sanitarie, l’Italia è in prima linea in questa battaglia. Il ministro dell’Agricoltura, Francesco Lollobrigida, dalla missione in Egitto, ieri in tarda serata, ha bollato come “follia senza senso questo tentativo di criminalizzazione del vino” parlando di “aggressione ideologica contro un prodotto che accompagna le alimentazioni del pianeta da secoli”.
“È ovvio che l’alcol”, come del resto “l’abuso di qualsiasi prodotto, sia dannoso”, ha detto. Il presidente di Coldiretti, Ettore Prandini, e l’Ad di Filiera Italia, Luigi Scordamaglia, si dicono pronti a scendere in piazza per difendere un settore che in Italia conta 240mila viticoltori che offrono opportunità di lavoro lungo la filiera per 1,3 milioni di occupati. Per il presidente dell’Ice, Matteo Zoppas “non va fatto allarmismo soprattutto in questo momento in cui il vino sta vivendo un periodo di incertezza sulle esportazioni”.
Le analisi dell’Osservatorio Unione italiana vino, ipotizzando dazi Usa al 20% per tutti i vini fermi e al 10% per gli spumanti, ha calcolato nel 2025 una perdita delle vendite di vino italiano di 330 milioni di euro, dato che scenderebbe a 250 milioni qualora il dollaro dovesse mantenere gli attuali livelli di forza. Cruciale, come scrivono Parlamento Ue e Commissione nell’introduzione agli Stati Generali, un “approccio armonizzato” e un dialogo costruttivo”. “Ampie rassicurazioni di impegno sul settore”, riferisce il presidente di Confagricoltura, Massimiliano Giansanti, sono arrivate dal Commissario Ue all’Agricoltura, Christophe Hansen. “Passerà poi dalla capacità di tutti noi – dice Giansanti – individuare basi ed evidenze scientifiche per poter determinare un modello di etichettatura in grado di dare, soprattutto ai giovani, chiare informazioni su come si consuma il vino”. (ANSA)

