Ad un anno dall’approvazione della legge regionale 20/1999 sulle agevolazioni lavorative per donne che hanno subito sfregi o danni permanenti al viso, in seguito ad una violenza, il deputato all’Ars Ismaele La Vardera, ha presentato oggi, nel corso di una conferenza stampa a Palazzo dei Normanni, la modifica, votata all’Ars la scorsa settimana, della legge. Il governo nazionale aveva, infatti, chiesto alla Regione Siciliana di modificare la legge, pena l’impugnativa della stessa. La legge è stata così modificata, su proposta dello stesso La Vardera, che ne è anche il promotore. La validità della legge è stata limitata al 31 dicembre 2025 e comunque finché la norma nazionale non sarà promulgata. “Estende alle vittime di violenza gli stessi benefici già previsti per i familiari delle vittime di mafia – spiega La Vardera – permettendo loro di essere assunti direttamente dalla Regione, dagli enti locali e dalle aziende sanitarie.
Una misura essenziale per garantire alle vittime un’opportunità di indipendenza economica e reinserimento sociale. Oggi, però, questa legge esiste solo sulla carta, e le vittime continuano a essere abbandonate dalle istituzioni”. “Il messaggio devastante è che le leggi che tutelano le donne possono essere disapplicate, senza nessun motivo, forse per inerzia – spiegano gli avvocati che affiancano La Vardera, Francesco Leone e Simona Fell – noi non ci arrenderemo di fronte a questo, porteremo la questione anche di fronte alla corte europea dei diritti dell’uomo, perché magari potrebbe esserci una violazione in tal senso”.
Il motivo della non applicazione non è mai stato chiarito ufficialmente “secondo quanto emerso, il presidente della Regione Renato Schifani – spiega La Vardera – avrebbe rinviato l’attuazione della norma su richiesta del Governo nazionale, con la promessa che una legge nazionale avrebbe regolato la materia in modo uniforme. Tuttavia, a distanza di un anno, nessuna normativa nazionale è stata approvata e le vittime continuano ad aspettare”. Nel corso della conferenza stampa ha preso parte anche una vittima di violenza, Barbara Bartolotti, palermitana che è stata aggredita nel dicembre del 2003 e che da allora ha subito danni permanenti al corpo e al viso. “In questi 21 anni ho cercato di chiedere la dignità lavorativa di donna – spiega Barbara Bartolotti – il mio aggressore è stato condannato ad una pena di 21 anni, ma grazie a dei riti alternativi si è fatto pochi mesi e poi è stato assunto presso una banca. Io ho cercato un posto di lavoro ma la mia città ha voltato le spalle: mi è stato detto che non avevano dove farmi lavorare perché facevo impressione”, conclude. (ANSA)

