Una firma di 35 anni fa, l’ultimo atto di un giudice ucciso dalla Mafia. La reliquia di un uomo di legge elevato a beato. A scovare l’atto, Rita Pedditzi, inviata di Rai Radio1. Si tratta di un decreto del Tribunale di Agrigento, scritto da Rosario Livatino. È l’ultimo provvedimento firmato dal Giudice ucciso dalla Mafia. Porta la data del 7 settembre 1990. Ventisei pagine con la richiesta di applicazione di misura di prevenzione a carico di Vincenzo Collura della stidda di Canicattì, lo stesso che si vantò di essere l’autore della profanazione della tomba del magistrato nell’aprile del 1991.
Due settimane dopo, il 21 settembre del 1990, Rosario Livatino, 37 anni, con alle spalle già un maxiprocesso contro le cosche della stidda, veniva ucciso in un attentato, mentre percorreva la strada che collega Canicattì ad Agrigento. Su quella strada oltre a Livatino, c’era anche un giovane agente di commercio, Piero Nava. Il suo racconto andrà in onda sabato 20 settembre alle 8.30 su Rai Radio1 in “Inviato Speciale”, a cura di Carmen Santoro. “Conservo una fotografia del giudice Livatino, che guardo tutte le mattine. Quando il destino ti mette su una stessa strada c’è una scelta sola da fare. Io dovevo testimoniare e così è cambiata anche la mia vita” ha detto al microfono di Rita Pedditzi, aggiungendo “sono morto anche io. Ho perso tutto. Per dieci anni io e la mia famiglia abbiamo fatto nove spostamenti. Anche all’estero. Lo Stato, dopo avermi protetto, mi ha abbandonato”. (LaPresse)

