
“Basta con i trafficanti di grano. Basta con le speculazioni”. E’ il grido unanime con il quale oltre 20mila agricoltori del grano oggi sono scesi in piazza a Bari e Palermo, ma anche in manifestazioni collaterali a Cagliari, Firenze e Rovigo, rivendicando con Coldiretti sette richieste, che partono dall’istituzione della Commissione unica nazionale del grano duro e dalla pubblicazione da parte di Ismea dei costi medi di produzione. Dal governo e in particolare dal ministro dell’Agricoltura e della sovranità alimentare, Francesco Lollobrigida, in collegamento con la manifestazione di Bari, arriva la notizia che “dal primo gennaio 2026 la Cun (Commissione unica nazionale) diventerà il luogo in cui agricoltori e compratori stabiliranno il giusto prezzo del grano” che che “lunedì mattina Ismea pubblicherà i costi medi del grano in Italia, affinché non ci sia più concorrenza sleale sul mercato”.
Decisione accolta con soddisfazione da da Coldiretti che “accoglie, inoltre, con favore l’annuncio di 40 milioni da destinare ai contratti di filiera, che rappresentano oggi lo strumento più concreto per dare stabilità e reddito agli agricoltori, coinvolgendo anche il mondo dei pastai in un impegno condiviso per la qualità e la trasparenza”. I pastai utilizzano tutto il grano duro italiano “ma ne mancano 2 milioni di tonnellate. C’è ancora da fare per garantire all’Italia autosufficienza qualitativa su questa materia prima”, spiega la categoria rappresentata da Unione Italiana Food.
A Bari il corteo, guidato da una decina di trattori, è arrivato davanti alla sede della presidenza della Regione Puglia, dove si sono radunate circa ottomila persone provenienti anche da Basilicata, Abruzzo, Campania, Marche ed Emilia Romagna. Fra loro il direttore di Coldiretti Puglia, Pietro Piccioni, che ha denunciato come le importazioni siano “più che raddoppiate, in particolar modo dal Canada dove arriva il grano con il glifosato. In Puglia, il granaio d’Italia, questa situazione significa desertificazione”. Secondo l’associazione, solo su questo territorio “sono a rischio sopravvivenza oltre 38mila aziende cerealicole”, perché “il prezzo del grano duro è crollato sotto i 28 euro al quintale, con un calo del 30% in un anno, mentre i costi di produzione sono aumentati del 20% dal 2021”. Così “un chilo di pasta oggi viaggia sui 2 euro, ma agli agricoltori vengono riconosciuti 28 centesimi al chilo di grano”. Altri ottomila agricoltori si sono radunati a Palermo. “Ogni giorno assistiamo a un crollo delle quotazioni – ha spiegato Francesco Ferreri, presidente di Coldiretti Sicilia – mentre i costi continuano a crescere. La nostra agricoltura non può competere con il grano importato da Paesi dove non valgono le stesse regole sanitarie, ambientali e sociali”.
Difficoltà testimoniate da Stefania Fontanazza, dell’omonima azienda di Butera (Caltanissetta): “Il rischio è che quest’anno possano quadruplicarsi i terreni destinati a restare vuoti, incolti, vendendo il grano a 22 centesimi al chilo noi riusciamo a coprire soltanto i costi di produzione”. Collegato da Roma, il presidente di Coldiretti, Ettore Prandini, ha ricordato gli investimenti del governo chiedendo però “un ulteriore sforzo per dare una risposta concreta, quindi uno stanziamento di 40 milioni l’anno per sostenere la filiera del grano”. Il ministro Lollobrigida, ha anche annunciato che la revisione dei fondi del Pnrr in cabina di regia è, previsto “un aumento di due miliardi per l’agricoltura. Significa – ha chiarito – portare a più di 4 miliardi gli interventi su un settore che va dalla produzione fino alla trasformazione per arrivare sui mercati, rendendo il nostro prodotto sempre più competitivo e remunerando i nostri agricoltori, allevatori, escatori in maniera più equa e giusta”. (ANSA)
