I legali di Filippo Piritore, l’ex prefetto di Isernia indagato con l’accusa di depistaggio dell’inchiesta sull’omicidio del presidente della Regione Siciliana, Piersanti Mattarella, aspettano il deposito formale dell’ordinanza con cui l’ex commissario della Squadra mobile di Palermo e’ stato messo ai domiciliari, dal gip del capoluogo siciliano Antonella Consiglio.
Gli avvocati Gabriele Vancheri e Dino Giovanni Milazzo sono pronti a impugnare il provvedimento del giudice davanti al tribunale del riesame di Palermo, sostenendo l’assoluta mancanza di indizi nei confronti del 74enne originario di Agrigento, accusato di aver fatto sparire un guanto in pelle utilizzato dai killer e ritrovato nella Fiat 127 con cui i due sicari del presidente erano andati via dal luogo dell’agguato, la centralissima via Liberta’, il 6 gennaio 1980.
L’automobile fu trovata a una distanza relativamente breve e Piritore, all’epoca di 29 anni, funzionario della sezione antirapine, era stato inviato sul posto vista l’emergenza che aveva colpito la citta’, in un giorno festivo, in cui moltissimi uomini della Mobile erano in ferie o in permesso.
Piritore, nell’interrogatorio preventivo affrontato davanti al Gip, presenti i legali e i pm Francesca Dessi’ e Antonio Carchietti, si e’ difeso sostenendo di aver avuto ricordi confusi, 45 anni dopo. Tuttavia l’anno scorso, sentito come testimone dagli stessi pm, aveva espresso concetti e dichiarazioni molto chiari, cercando di negare le proprie responsabilita’ e adombrando colpe altrui nella sparizione del preziosissimo reperto, annotato e descritto negli atti ma mai messo a disposizione degli investigatori e della scientifica.(AGI)
