
Un’operazione del nucleo Cites dei Carabinieri di Palermo, con il supporto dei volontari delle associazioni Cabs e gruppo Adorno, ha portato alla denuncia di sei persone a Lampedusa per violazioni delle norme sulla caccia. L’intervento, scattato dopo numerose segnalazioni, ha confermato la diffusione del bracconaggio sull’isola: uso di richiami elettroacustici vietati, abbattimento di specie protette e attività venatoria in aree sottoposte a vincoli ambientali.
Durante i controlli di sabato scorso, i militari hanno sorpreso cinque cacciatori in azione all’interno della zona di protezione speciale e nella riserva naturale Isola di Lampedusa. Sono stati sequestrati cinque fucili e un esemplare di beccaccia ucciso illegalmente. L’operazione si è conclusa con la denuncia di un sesto individuo trovato in possesso di specie protette e sette tartarughe Hermanni.
Il piano faunistico regionale consente la presenza di soli cinque cacciatori all’anno, ma sull’isola ne operano decine. Le associazioni ambientaliste denunciano “la totale assenza di controlli e la responsabilità della Regione Siciliana, che ha abolito da decenni il distaccamento del Corpo forestale, lasciando Lampedusa e Linosa prive di tutela. Oltre al bracconaggio, i volontari hanno documentato discariche abusive e rifiuti che devastano la gariga, habitat di pregio. A Linosa – sostengono – la situazione non è diversa: la caccia agli uccelli, formalmente vietata, continua indisturbata. Cabs e gruppo Adorno annunciano una denuncia alla Commissione Europea contro la Regione per violazione delle direttive “Uccelli” e “Habitat”.
