Tre canicattinesi sono stati condannati per estorsione aggravata dal metodo mafioso dalla seconda sezione penale del tribunale di Agrigento. La pena più alta, 7 anni e 3 mesi di reclusione, è stata inflitta ad Antonio Maira, ritenuto il principale protagonista dell’inchiesta. Condannati anche Antonio La Marca, 35 anni, e Giovanni Turco, 25 anni, entrambi a 4 anni e 8 mesi. Gli imputati erano difesi dagli avvocati Salvatore Pennica, Annalisa Lentini, Giovanni Salvaggio e Giacinto Paci.
Tra gli episodi contestati figura un’estorsione ai danni della proprietaria di un magazzino a Canicattì. Maira, vantando la propria appartenenza alla Stidda, avrebbe minacciato la donna per impedirle di affittare i locali a chi intendeva aprire un’officina concorrente a quella di La Marca. Le frasi intercettate dagli investigatori avrebbero confermato la natura intimidatoria del gesto.
Le indagini, condotte dalla squadra mobile di Agrigento e dal commissariato di Canicattì, sono partite nell’aprile dello scorso anno dopo l’incendio doloso di una saracinesca. Da quell’episodio è emerso un quadro di pressioni e minacce riconducibili a logiche mafiose. Maira, già noto alle forze dell’ordine, è indicato da diversi collaboratori di giustizia come appartenente alla Stidda, protagonista di una lunga e sanguinosa guerra con Cosa nostra nella provincia di Agrigento.

