
“Non è tempo di esultanze, né di processi sommari. È tempo, più semplicemente, di verità”. Con queste parole Lillo Firetto, ex sindaco di Agrigento e oggi consigliere comunale, commenta la chiusura del capitolo Agrigento Capitale Italiana della Cultura 2025, un progetto che avrebbe dovuto rappresentare una svolta per la città e che invece, secondo Firetto, lascia dietro di sé più delusione che risultati.
“Le criticità erano evidenti sin dall’inizio. Sono state segnalate, argomentate, messe nero su bianco. Non per spirito di contrapposizione, né per unirsi al coro di chi osserva da bordo campo. In quel momento, semmai, serviva lavorare: provare a salvare il salvabile, a raddrizzare una traiettoria che mostrava già segni di affanno”.
L’ex primo cittadino sottolinea come le difficoltà del progetto fossero note e come, nonostante gli avvertimenti, non si sia riusciti a correggere la rotta. Il bilancio, afferma, “non è un’opinione. è nei numeri delle presenze turistiche attese e rimaste tali. È nel cambio di passo annunciato e mai davvero compiuto. È nelle occasioni perdute per raccontare al mondo il fermento culturale di una città che possiede tesori ineguagliabili, ma che non basta nominare per renderli vivi”.
Firetto punta il dito contro una gestione che, a suo dire, ha mancato di visione e di metodo: “La politica – e l’amministrazione con essa – non si misura sulle intenzioni, ma sulla capacità di trasformare un’opportunità in visione, e una visione in risultati. Qui, invece, si è spesso proceduto per aggiustamenti tardivi, per tentativi di rimediare a ciò che richiedeva cura preventiva, metodo, governo del tempo. Quando la cura diventa toppa, il destino è già in larga parte scritto. Non c’è compiacimento nel dirlo. C’è amarezza. Perché questa occasione si poteva giocare diversamente. E perché, mentre si rincorreva l’emergenza, la corsa verso il baratro diventava sempre più difficile da arrestare”.
Il consigliere di opposizione conclude con un appello alla responsabilità e alla verità, come unica via per ripartire: “Ora restano i cocci. Raccolti con dignità, senza retorica. Ripartire è possibile solo così: con onore, con lucidità, e con la consapevolezza che le città non si salvano con gli slogan, ma con la responsabilità. E con il coraggio di chiamare le cose con il loro nome”. Un bilancio severo, quello di Firetto, che definisce Agrigento Capitale Italiana della Cultura 2025 “un’occasione amaramente sprecata”.
