Giuseppe Grassonelli, 42 anni, di Porto Empedocle, arrestato per una tentata estorsione aggravata dal metodo mafioso, ha negato ogni accusa davanti al gip di Palermo Claudia Rosini, sostenendo che le intercettazioni non riguardavano minacce ma una semplice richiesta di restituzione di un prestito. “Non ricordo chi mi chiese di interessarmi alla restituzione dei soldi, non sapevo di alcun progetto di omicidio. Non avrei certo fatto telefonate con il mio numero”, ha dichiarato durante l’interrogatorio.
L’inchiesta della Direzione distrettuale antimafia di Palermo ruota attorno al presunto piano di vendetta per l’omicidio di Giuseppe Adorno, ucciso e bruciato nelle campagne di Montaperto nel 2009. Grassonelli, figlio di Gigi, boss dell’omonimo clan stiddaro ucciso nella prima strage di Porto Empedocle nel 1986, e’ accusato di aver chiesto con toni intimidatori la restituzione di 6 mila euro a un uomo che avrebbe dovuto eseguire l’omicidio di Giuseppe De Rubeis, poi tiratosi indietro. Questa mattina l’indagato e’ stato sentito anche dal gip di Agrigento Micaela Raimondo per il procedimento sulle due pistole clandestine trovate, scegliendo in questo caso di non rispondere. La difesa, rappresentata dall’avvocato Olindo Di Francesco, impugnera’ l’ordinanza al tribunale del riesame. (AGI)

