“Quanto emerso nel Consiglio comunale di Porto Empedocle rappresenta una verità politica gravissima e certifica un disastro istituzionale che chiama in causa, per responsabilità politiche e amministrative, sia il Governo nazionale guidato da Giorgia Meloni sia il Governo regionale presieduto da Renato Schifani. Il dissalatore di Porto Empedocle non è soltanto un’opera contestata. È un impianto realizzato senza il necessario rispetto delle istituzioni locali, in assenza di trasparenza e, come dichiarato dallo stesso Sindaco, con possibili profili di abusivismo che impongono accertamenti immediati. Per mesi è stato sostenuto che l’intervento fosse pienamente regolare. Per mesi è stato chiesto al territorio di tacere in nome dell’emergenza idrica. Per mesi ogni critica è stata liquidata come strumentale. Oggi emerge invece un quadro estremamente preoccupante”. Lo afferma in una nota la deputata M5s, Ida Carmina, già sindaco di Porto Empedocle.
“Quando un Sindaco arriva a ipotizzare il possibile sequestro di un’opera pubblica – prosegue Carmina – non siamo davanti a un semplice errore amministrativo, ma a un fallimento istituzionale clamoroso. Parliamo di un impianto collocato su una spiaggia di rilevante pregio ambientale, storico e paesaggistico, in pieno centro urbano e non nell’area industriale dove già insistono due dissalatori. Un “dissalatore mobile” presentato come soluzione temporanea ma realizzato con caratteristiche permanenti, costato decine di milioni di euro pubblici, già interessato da guasti e malfunzionamenti e che, allo stato attuale, ha fornito un contributo assolutamente marginale nella risoluzione della crisi idrica. Qualcuno ha deciso che Porto Empedocle potesse essere trattata come terra di nessuno. Qualcuno ha scavalcato il Comune.
Qualcuno ha ritenuto che norme urbanistiche, vincoli ambientali e prerogative istituzionali potessero essere ignorati, con responsabilità politiche che ricadono sul Governo Meloni e sul Governo Schifani, promotori e gestori delle scelte emergenziali che hanno portato alla realizzazione dell’opera. L’emergenza idrica non può e non deve diventare un alibi per violare la legalità, normalizzare l’abuso o sprecare risorse pubbliche in interventi inefficaci e dannosi per il territorio e per il suo sviluppo economico e turistico. Nel corso del Consiglio comunale è stata formalmente avanzata la richiesta che tutti gli atti relativi alla realizzazione del dissalatore vengano trasmessi senza ulteriori ritardi alle autorità competenti e alle procure, affinché vengano accertate eventuali responsabilità politiche, amministrative e, se del caso, penali. Se l’opera dovesse risultare abusiva, qualcuno dovrà risponderne.
Se invece non lo fosse, qualcuno dovrà spiegare per quale motivo il Sindaco sia stato tenuto all’oscuro e posto davanti al fatto compiuto. Non esistono opere pubbliche troppo importanti per rispettare la legalità. Non esistono territori sacrificabili né esistono cittadini di serie B. Porto Empedocle merita rispetto e la Sicilia merita verità. Le istituzioni, a tutti i livelli, hanno il dovere di assumersi pienamente le proprie responsabilità. Su questa vicenda l’attenzione resterà massima e l’azione politica proseguirà con determinazione, affinché sia fatta piena luce su quanto accaduto. L’ho già fatto con diversi atti parlamentari ispettivi e andremo fino in fondo alla ricerca della verità”.
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