“Questo Paese ha avuto e ha un’emorragia di memoria non indifferente sulle vittime innocenti delle mafie”. Lo ha detto Luigi Ciotti, a margine di un incontro pubblico promosso da Libera nella Sala Rossa del Castello di Barletta, in vista della Giornata della memoria e dell’impegno in ricordo delle vittime innocenti delle mafie. Rispondendo ai giornalisti sui nuovi nomi di vittime innocenti emersi negli ultimi anni, Ciotti ha ricordato come all’inizio non esistesse neppure un elenco completo. “Quando abbiamo cominciato, dopo le stragi, abbiamo sentito il bisogno che ci fosse una giornata per ricordarli tutti. Ma non c’era un elenco. Lo abbiamo ricostruito pezzo per pezzo, verificandolo con prefetture, carabinieri e questure. E ogni anno emergono nuovi nomi di persone che devono essere riconosciute come vittime innocenti”. Secondo il fondatore di Libera, in Italia permane una carenza di memoria e di verita’.
“Le verita’ passeggiano per le vie delle nostre citta’: c’e’ chi sa, c’e’ chi ha visto. Eppure per l’80% delle persone di cui abbiamo ricostruito le storie non si conosce ancora tutta la verita’. Il primo diritto e’ proprio quello alla verita’”. Per questo, ha sottolineato, e’ nata la Giornata della memoria, oggi riconosciuta per legge, durante la quale vengono letti pubblicamente i nomi delle vittime. “Per i familiari e’ molto importante sentire il nome della persona cara. E mi fa piacere che da quindici anni la Rai trasmetta in diretta dalle piazze questa lettura. Quest’anno sara’ a Torino. Sono nomi che entrano nelle case per non dimenticare e per sconfiggere la retorica della memoria. La memoria vera e’ quella che si traduce ogni giorno in responsabilita’ e impegno”. Ciotti ha poi ribadito la necessita’ di un impegno piu’ ampio della societa’ nella lotta alle mafie.
“Dopo 170 anni di storia dell’Italia siamo ancora qui a parlare di mafia. Nonostante il grande lavoro e i passi avanti fatti, la presenza mafiosa resta. Le mafie si sono trasformate, ma non basta tagliare la malerba in superficie. Bisogna estirpare il male alla radice” Secondo Ciotti la risposta non puo’ essere soltanto repressiva. “Serve una grande sfida culturale: un investimento nell’educazione, nelle politiche sociali, nella dignita’ del lavoro, nella casa, in una sanita’ accessibile e nei servizi fondamentali. E serve un Paese che investa davvero sui giovani”. “La nostra deve essere una memoria viva – ha concluso – perche’ loro sono morti e noi dobbiamo essere piu’ vivi. Non basta indignarsi o preoccuparsi: dobbiamo impegnarci di piu’ tutti. Non possiamo delegare tutto ai magistrati e alle forze di polizia. C’e’ anche una responsabilita’ dei cittadini”. (AGI)

