Anche elementi di spicco del clan Mazzarella, come Alberto e Ciro Mazzarella, sono tra i destinatari delle misure cautelari eseguite questa mattina dai carabinieri del nucleo investigativo di Napoli nell’ambito di un’inchiesta su truffe informatiche realizzate in Italia e in territorio iberico dal sodalizio sgominato quest’oggi. Sedici, complessivamente, i provvedimenti cautelari eseguiti nei confronti di altrettanti indagati, a cui si aggiungono sequestri per circa 1 milione di euro. A tanto ammonta il giro d’affari per i capi d’imputazione contestati: associazione per delinquere, frode informatica e accesso abusivo a sistemi informatici, reati aggravati dalle finalità mafiose.
I dettagli dell’operazione sono stati resi noti nel corso di una conferenza stampa che si è tenuta in procura alla presenza del procuratore di Napoli Nicola Gratteri, dal procuratore aggiunto della Dda Sergio Amato, del comandante del reparto operativo dei carabinieri di Napoli Antonio Bagarolo e del comandante provinciale dei carabinieri Biagio Storniolo. Le indagini, coordinate dalla Direzione distrettuale Antimafia della procura di Napoli, hanno permesso di accertare come gli autori delle azione criminali, qualificandosi come operatori antifrode, agenti della polizia postale o militari dell’Arma, convincevano le vittime a disporre bonifici per scongiurare operazioni illecite sui relativi conti correnti. Le truffe venivano realizzate mediante attività di phishing (e-mail contraffatte) e vishing (telefonate fraudolente), attraverso le tecniche di caller Id spoofing (modificando il numero del chiamante in modo da far figurare quello dell’istituto di credito di appartenenza), inducendo così in errore la vittima, che, ritenendo di parlare con un operatore del proprio istituto di credito, rivelava dati sensibili anche attraverso l’inoltro di successivi link che conducevano a siti clone.
Sono circa 60 gli episodi di truffa contestati ai 16 indagati, 12 finiti in carcere e quattro ai domiciliari. Il valore di una singola frode ha raggiunto la cifra di 60mila euro. “Va lanciato un messaggio alla gente: non fidatevi dei falsi appartenenti alle forze di polizia, non fornite dati, password, accessi all’home banking”, l’appello lanciato da Storniolo. Le vittime, ha aggiunto, sono persone “che hanno messo da parte i risparmi per una vita, persone che si trovano poi in grande difficoltà nel momento in cui devono rivelare di aver subito la truffa. Le campagne di promozione che si stanno realizzando a livello nazionale stanno pagando, perché in alcune intercettazioni emerge proprio un’indicazione da parte di uno degli indagati che sostiene che queste campagne stiano penalizzando le attività criminali. L’obiettivo è rendere tutta la popolazione consapevole dei rischi che si corrono”. Tra le persone arrestate figurano anche vertici del clan Mazzarella e un esperto informatico di 25 anni, vicino al clan Licciardi. “Sono soggetti con grande dimestichezza con la tecnologia”, ha detto Bagarolo, evidenziando come le truffe siano state messe a segno “in tutta Italia, da Vercelli ad Agrigento. Abbiamo localizzato un ufficio a Napoli Est con dei telefonisti che simulavano anche bene l’accento lombardo. Le truffe erano commesse anche in Spagna, e parlavano spagnolo. Le vittime? Non sono solo anziane. In un caso addirittura abbiamo un impiegato di banca che si è salvato alla fine chiamando il suo ufficio antifrode. Parliamo di persone molto credibili”. (Dire)
