Piersanti Mattarella, “un democristiano onesto e coraggioso ucciso proprio perché onesto e coraggioso”, disse il procuratore Gian Carlo Caselli nel 1997. E, a 40 anni dalla sua morte, il messaggio dell’ex presidente della Regione Sicilia – assassinato per mano di Cosa Nostra il 6 gennaio 1980 – resta indelebile per la Sicilia e per l’Italia: “Emerge sempre di più la sua levatura nazionale”, commenta il ministro per il Sud, Giuseppe Provenzano, che ricorda Mattarella come un uomo che “ha tenuto alto il nome delle istituzioni nella sua battaglia contro la mafia che parla a tutta la nazione”. Alla presenza del fratello minore Sergio, Presidente della Repubblica, e della sua famiglia la città di Palermo commemora l’ex esponente della Dc in momenti diversi, perché è indispensabile “fare memoria di quel giorno terribile ma anche per esprimere gratitudine”, osserva il sindaco della città, Leoluca Orlando.
“La memoria interroga. Dobbiamo chiederci ogni giorno che senso ha ricordare Piersanti Mattarella”. Il primo atto è la deposizione di corone di fiori davanti alla targa di Via Libertà, nel punto in cui un sicario freddò il governatore a colpi di pistola, mentre era nella sua Fiat 132 insieme alla moglie, ai due figli e alla suocera. Il vicino Giardino Inglese viene quindi intitolato a Piersanti Mattarella. E, più tardi, l’Ars dedica a lui la 166esima seduta. Il Capo dello Stato assiste in silenzio, mentre il presidente dell’Assemblea, Gianfranco Miccichè, parla dell’attualità delle “straordinarie intuizioni politiche” del fratello, a partire dalla volontà di redigere in tempi corretti bilanci chiari. Talmente chiari da “trasformare la discussione di bilancio da un inutile rito a fondamentale atto di indirizzo”. Grazie a lui, il Documento di programmazione fu introdotto nella Regione Sicilia ancora prima che nello Stato centrale. A lui si deve la prima, seria, politica meridionalista: “Comprese che il Mezzogiorno d’Italia sarebbe stato destinato a un lento declino senza il coinvolgimento di tutte le forze politiche e di tutte le regioni del Sud che avrebbero dovuto allora, e che dovrebbero avanzare oggi unitamente, le proprie rivendicazioni allo Stato centrale, così come da sempre fa il Nord, ottenendo risultati certamente migliori”, osserva Miccichè.
“Queste mura sono testimoni dell’appassionato e intelligente impegno profuso da Piersanti Mattarella”, ricorda il presidente della Regione, Nello Musumeci. E chissà “quale futuro avrebbe avuto quel figlio d’arte, che accettò la sfida del cambiamento, se il destino non si fosse abbattuto di lui”, si chiede. Si stringe la politica nel ricordo, a tutti i livelli. “Pagò con la vita la sua battaglia per la legalità e l’intransigenza della sua politica riformatrice”, dice la presidente del Senato, Elisabetta Casellati, constatando che mafia e corruzione, in Italia, restano piaghe da debellare con l’impegno di tutti. Fu un politico “onesto e rigoroso, servitore dello Stato, esempio di riscatto per le giovani generazioni e per tutti coloro che hanno contribuito e continuano a contribuire con determinazione alla lotta alla mafia”, commenta il presidente della Camera, Roberto Fico.
Anche i leader dei partiti, trasversalmente, non dimenticano il fratello maggiore del Presidente della Repubblica: “Onore a chi sapeva di rischiare”, scrive Matteo Salvini. “Ha vissuto e lottato per un’Italia più libera. Per sempre grazie!”, è il pensiero di Nicola Zingaretti. Per il leader politico del Movimento 5 Stelle, Luigi Di Maio, il ricordo di Piersanti Mattarella è vivo “oggi più che mai”: “un atroce assassinio che ogni giorno ci fa riflettere sulla crudeltà di certi gesti che hanno segnato negativamente la storia del nostro Paese”. Per lui e per tutte le altre vittime di mafia, sostiene, “abbiamo il dovere di combattere con gesti concreti la mafia: senza alcun timore, senza indietreggiare e senza mai allentare la guardia”. (LaPresse)
