“Questo processo è denso di errori ricostruttivi. Si è pensato di partire da una tesi e di introdurre i fatti che la corroborassero senza guardarli nella loro rigorosa consistenza di vicende. Non c’è mai stato un patto politico-mafioso”. Con queste parole l’avvocata Maria Licata, ha iniziato le controdeduzioni del processo d’appello a carico dell’ex Presidente della Regione siciliana, Raffaele Lombardo, accusato di concorso esterno in associazione mafiosa e voto di scambio aggravato. Un dibattimento giunto alle battute finali. La sentenza d’appello è prevista per dicembre. “Dove è la verità? La verità è nei fatti, quelli che noi possiamo ricostruire”, aggiunge la difesa dell’ex Governatore, che è seduto in aula accanto a lei. E spiega: “Siamo di fronte a illazioni, a deduzioni”. Per poi sottolineare: “Signori giudici, non avete una prova del patto politico- mafioso, neanche una prova di tipo testimoniale”.
“O il patto politico-mafioso è stato stipulato, e qualcuno ci deve spiegare quando è stato stipulato, o non è stato stipulato”, dice ancora. Alla fine della requisitoria, nel febbraio scorso, l’accusa, rappresentata dai pg Sabrina Gambino e Agata Santonocito, aveva chiesto la condanna a sette anni e 4 mesi di carcere per l’ex Presidente della Regione siciliana. Il nuovo processo di appello scaturisce dalla decisione della Corte della Cassazione di annullare nel 2018, con rinvio, la sentenza del procedimento di secondo grado, emessa l’anno prima, che era terminata con l’assoluzione di Lombardo dall’accusa di concorso esterno in associazione mafiosa e la condanna a due anni (pena sospesa) per corruzione elettorale aggravata dal metodo mafioso, ma senza intimidazione e violenza. Una sentenza, quella di secondo grado, che a sua volta aveva riformato quella emessa il 19 febbraio 2014, col rito abbreviato, dal Gup Marina Rizza che lo aveva condannato a sei anni e otto mesi per concorso esterno all’associazione.
Nel corso della discussione della difesa, i legali di Lombardo avevano parlato di una “storia politica trasformata in romanzo criminale”. E avevano sottolineato che la “lotta dell’ex Presidente della Regione siciliana contro la mafia non era solo di facciata”, “con la nomina di due magistrati antimafia nella sua Giunta regionale, come dice l’accusa. Già da prima l’imputato lottava contro Cosa nostra ed è dimostrato”. L’avvocata Maria Licata, che difende l’ex politico con il collega Vincenzo Maiello, aveva ricordato anche il contenuto della requisitoria del 2007: “La Procura Generale ha parlato nella discussione delle competizioni elettorali di Niscemi e Mirabelli Imbaccari del 2007. Come se ricercassimo la prova di un patto politico mafioso che riguarda il complesso delle competizioni usando le elezioni di un remoto paesino. Mi sembra un ragionamento che non appare adeguato né sul piano della metodologia probatoria, ma neanche sul piano del sistema della logica. Significa affermare una tesi, al di là dell’evidenza che è oggettiva”. Oggi, al termine delle controdeduzioni della difesa, sono previste dichiarazioni spontanee dell’ex Governatore siciliano Raffaele Lombardo. (Adnkronos)
