Le opposizioni sono unite nel bocciare la manovra di Giorgia Meloni, ma i toni dei diversi partiti rimangono parzialmente distanti: durissimi i giudizi dei Cinque Stelle, dei dem e dell’alleanza Verdi-Sinistra, secondo cui il governo fa scelte “di classe”, voltando le spalle ai meno abbienti. Netta ma meno accesa la critica di Azione che parla di misure “vuote”, buone per “gli slogan da social network”, una sorta di occasione mancata. All’indomani del vertice tra il governo e i capigruppo della maggioranza, le soluzioni prospettate dal centrodestra vengono comunque criticate, tanto che il Pd, annuncia la presentazione già per il 3 dicembre di una vera e propria “contromanovra”. Enrico Letta, parlando all’assemblea del partito che ha aperto la sua fase congressuale, la definisce “la prima iniziativa” di questa stagione “costituente”. “Sabato 3 dicembre lanceremo iniziative su tutti i territori sulla nostra controproposta di legge di bilancio che riguarderà salari, caro vita, inflazione, salario minimo…La prima legge di bilancio della maggioranza – attacca il segretario – dà l’idea dell’improvvisazione”. Andrea Orlando è altrettanto chiaro definendo quella del governo “una manovra di classe”. ù
“Vogliono fare cassa – aggiunge l’ex ministro del Lavoro – tagliando sull’unico strumento di contrasto alla povertà esistente proprio mentre la povertà assoluta sta tornando a salire: il Reddito di Cittadinanza”. un tema, questo della difesa del Reddito, che segna ancora una netta distanza tra la sinistra e il cosiddetto Terzo Polo. Sulla stessa linea dei dem i Cinque Stelle: Giuseppe Conte usa parole definitive definendo le proposte del centrodestra “un viaggio in prima classe per evasori e corrotti che girano con mazzette in contanti, un tuffo senza paracadute nel precipizio sociale ed economico per lavoratori e famiglie povere”. Quindi osserva che Meloni pensa a un Paese “che volta le spalle alle difficoltà di lavoratori e famiglie, taglia il Reddito di cittadinanza a donne e uomini over 50 e 60 che faticano a trovare un impiego e a persone che già lavorano, ma chiedono il Rdc per integrare stipendi da fame”. E conclude: “Siamo pronti a dare vita a un’opposizione fortissima in tutte le sedi, nelle Istituzioni e nel Paese”. Anche Nicola Fratoianni vede nelle misure proposte dal governo solo “simboli e tanta retorica”.
E a farne le spese – aggiunge il segretario di Sinistra italiana – saranno sempre i soliti, quelli che pagano le tasse fino all’ultimo centesimo e che vivono di uno stipendio o di una pensione, o che saltano da un lavoro precario all’altro. Insomma si continua con la guerra ai poveri, piuttosto di fare la guerra alla povertà”. Critiche, ma meno dure, anche da Azione: secondo Carlo Calenda si tratta di una manovra “molto vuota”. “E’ una ‘manovra Salvini’ – aggiunge a margine dell’assemblea di Napoli – con le solite cose: il tetto al contante, i cordoni, le tensioni. Sono tutte cose che tralasciano di toccare i punti fondamentali come l’evasione fiscale e la sanità per cui sono previsti fondi in discesa”. Per Luigi Marattin, sono emersi “slogan da social network”, mentre Osvaldo Napoli osserva che tagliare “tre punti di cuneo fiscale e non tutti a favore dei lavoratori è come fare una carezza con la carta abrasiva, in un tempo con l’inflazione più al 12 che al 10%”. (ANSA)

