Durante il naufragio di giovedi’ davanti alle coste di Lampedusa, mentre la barca prendeva fuoco e stava per affondare, una profuga eritrea ha partorito ed è annegata con il feto già nato ma con il cordone ombelicale ancora attaccato. Una nuova tragedia nella tragedia del naufagio, costato la vita, fino adesso a 298 profughi. A raccontarlo è Pietro Bartolo, il medico che da una settimana non si è mai fermato per seguire le ispezioni cadaveriche. A recuperare i corpi di madre e figlio sono stati i sommozzatori che li hanno portati a galla con il cordone ombelicale ancora attaccato. Ma durante il trasbordo il cordone si è spezzato. Madre e figlio si trovano adesso all’interno dell’hangar dell’aeroporto di Lampedusa dove sono stati sistemati insieme nella stessa bara. “E’ stato un’ulteriore strazio -dice Bartolo all’Adnkronos- vedere quel corpicino cosi’ piccolo con il cordone ombelicale ancora attaccato alla madre è stato terribile. Con ogni probabilità è stato un parto prematuro dovuto alla paura e al terrore della donna durante l’incendio. Il bimbo è nato ma purtroppo è deceduto subito dopo annegando insieme alla povera madre. Ho visto in questi giorni tanti corpi ma quelli dei bambini sono sempre uno strazio terribile”. (Adnkronos)
