Nel 2024, nei suoi ambulatori fissi e mobili in Italia, Emergency ha erogato gratuitamente oltre 45.000 prestazioni socio-sanitarie e visitato più di 10.500 persone. Gli ostacoli più grandi all’accesso alle cure si riscontrano per le fasce già fragili come i minori figli di irregolari e gli inoccupati. Le tendenze arrivano da un bilancio delle attività del 2024, durante il quale nei suoi presidi in Italia l’Ong ha accolto 10.537 pazienti. Milano, Brescia, Marghera, Ragusa, Polistena, Sassari, Castel Volturno e Napoli sono i luoghi in cui Emergency, con Programma Italia, assicura il diritto alla salute alle fasce più fragili. Nel 2024, nei presidi sono state erogate gratuitamente 11.305 prestazioni di medicina di base, 10.768 prestazioni infermieristiche, 19.715 di mediazione culturale, 1.320 di supporto psicologico e 2.098 visite odontoiatriche.
L’analisi dei dati raccolti, afferma Emergency, “fotografa nitidamente il persistere di barriere burocratiche, economiche e linguistiche, così come difficoltà amministrative che portano all’esclusione di una fetta della popolazione dal diritto inalienabile alla cura”. L’utenza è caratterizzata per la maggior parte da pazienti extra Ue con permesso di soggiorno (47%), pazienti extra Ue senza permesso di soggiorno (30%), pazienti italiani (15%). Nel 2024 sono stati 1.100 i minori che si sono rivolti ai presidi fissi e mobili di Emergency in Italia. Sul totale dei pazienti minori, più della metà (575) sono stati supportati per l’ottenimento dell’iscrizione al Ssn.
“È significativo che la maggior parte dei pazienti che vengono seguiti da Programma Italia siano regolarmente soggiornanti sul territorio nazionale – dichiara Michele Iacoviello, Vice Direttore Programma Italia – perché questo significa che, idealmente, avrebbero già diritto al medico di base in Italia e all’accesso a una sanità pubblica. E non a caso, le maggiori prestazioni effettuate sui nostri progetti appartengono alla mediazione culturale: le persone, prima del medico, hanno bisogno di essere ascoltate, per districarsi in un sistema sanitario e burocratico sempre più complesso”. Oggi, “dopo quasi 20 anni di attività, ci ritroviamo ancora a dover affrontare criticità importanti e barriere burocratiche e amministrative che rendono il diritto alla cura – conclude – non sempre universale”. (ANSA)
