Per il gip di Palermo in Giuseppe Piraino, imprenditore noto per le sue battaglie antimafia ora indagato per 15 truffe sui bonus edilizi, c’era la totale assenza di remore nella commissione dei raggiri. Gli ignari condomini a cui affidava i lavori, invece lo sceglievano perché la sua società, la Mosina srl, era tra le ditte edili più attive a Palermo nel rifacimento delle facciate e sembrava solida visto il gran numero di cantieri attivi. Ma la realtà era molto diversa. Infatti, fino al 2020 prima dei 37 contratti di appalto sottoscritti, la Mosina era una s.r.l.s. con un capitale sociale pari a 1.250 euro e due soli dipendenti.
E’ il racconto degli inquirenti della genesi della truffa sui bonus edilizi messa a segno dall’imprenditore. Nel 2021 la svolta, quando la massiva e sistematica sottoscrizione di commesse private ha fatto esplodere il fatturato attivo, è cominciata la corsa alla fatturazione anticipata degli appalti entro fine 2021 e la necessità di assumere prima 42 e poi 97 dipendenti. Poi c’è stata l’apertura incontrollata dei cantieri e l’emissione anticipata di fatture per importi milionari e l’impresa ha dovuto fronteggiare molti problemi: dai lavori non conclusi per la mancanza di organizzazione nella gestione di un numero così significativo di commesse, alla carenza della liquidità necessaria per l’esecuzione delle opere causata dall’applicazione di uno sconto in fattura quasi totale (90% del fatturato), e la creazione di un debito Iva pari a circa un milione di euro, che la società non ha mai assolto.
A quel punto Piraino, pensando di portare a compimento i lavori aggiudicati e al tempo stesso di maturare crediti d’imposta milionari in caso di fatturazione emessa con lo sconto del 90% entro la data del 31.12.2021, “ha – dicono i pm – deliberatamente e sistematicamente assunto un numero di commesse spropositato e incongruo rispetto all’assetto economico-patrimoniale della società, spesso limitandosi, per non perdere le agevolazioni, ad avviare le attività con il solo montaggio del ponteggio, così inducendo in errore l’ente erogatore circa la sua capacita di ottemperare a quanto promesso con gli appalti, e quindi nel riconoscimento del beneficio del credito d’imposta”. “La consapevolezza circa l’illiceità del comportamento adottato – proseguono – si rileva anche dal fatto che in almeno tre casi la consegna del cantiere con contestuale avvio dei lavori viene retro-datata al 30.12.2021”. (ANSA)

