“Viviamo un tempo, un contesto, sociale-politico-internazionale dove il grido del popolo, del povero, che non è solo l’indigente, veramente si alza dalla terra. Potremmo dire si alza dal profondo del mare perché fra il deserto, che c’è di fronte a noi, e noi c’è il mare: il Mediterraneo. E c’è un grido che si alza da lì, potente. Non ascoltarlo è non ascoltare Dio”. Lo ha detto il vescovo di Agrigento, Alessandro Damiano, subito dopo aver annunciato la visita di papa Leone XIV a Lampedusa per il 4 luglio e dopo aver ripreso le parole pronunciate dal pontefice ieri nell’omelia del mercoledì delle Ceneri. Il pontefice ha parlato di “un mondo che brucia, di intere città disintegrate dalla guerra, ceneri del diritto internazionale e della giustizia fra i popoli”.
“L’annuncio della visita del Papa a questa chiesa Agrigentina, a Lampedusa, si colloca in questo scenario. E dobbiamo essere consapevoli, fuggire ogni superficialità, che questo è uno scenario drammatico – ha continuato il vescovo – compresi i disegni di legge della nostra nazione che sono distanti. Io non conosco il diritto internazionale, ma certamente sono distanti da una visione di fraternità umana, sono distanti dal Vangelo”. Alla stoccata ai governanti, è seguito l’invito a “prepararsi”: “Intensifichiamo la preghiera, rinnoviamo il nostro impegno a farci strumento di riconciliazione e di pace in questa porta d’Europa, chiamata a essere segno profetico e voce per dire ‘Basta’ alla globalizzazione dell’impotenza, così diceva Papa Leone nel videomessaggio continuando l’espressione di Papa Francesco circa la globalizzazione dell’indifferenza”. (ANSA).

