“Non si può lasciare la gente morire in mare: salvare chi si trova in procinto di annegare dovrebbe essere una priorità”. Lo dice a Maria con te, settimanale del Gruppo San Paolo, il vescovo di Agrigento, mons. Alessandro Damiano in vista della visita di sabato di papa Leone dedicata ai migranti. Mons. Damiano ricorda il lavoro quotidiano della Guardia Costiera, “uomini e donne che soccorrono, salvano vite… Se non ci fossero loro, quelli che sono in acqua morirebbero”. Per Damiano su Lampedusa si sono susseguite tante narrazioni, non tutte aderenti alla realtà: “Qui non c’è un’invasione di migranti, questi fratelli, queste sorelle non vagano per le strade. Non è così da anni”.
La vera questione, sottolinea, è la povertà e la paura che ne consegue da parte della società: “Queste persone ti sbattono in faccia la loro povertà. Una filosofa ha coniato il termine aporofobia”, la fobia sociale nei confronti di chi vive in povertà. Anche per questo, la visita del Papa diventa un appello rivolto all’Europa: “La questione delle migrazioni è una sfida che i governi devono affrontare insieme. Da solo nessuno può far nulla”. Il percorso che papa Leone compirà sull’isola sarà un itinerario di memoria e speranza: il cimitero, la Porta d’Europa, il molo Favaloro.
Luoghi che raccontano sofferenza e dignità: “È lo stesso porto che conosce le facce di chi arriva stremato e quelle di chi non arriva più. Questo mare è pieno di dignità annegate, non per caso ma per scelta”. Eppure, proprio lì nasce una luce: “Per tanti questo molo diventa una speranza nuova, pur in mezzo a mille difficoltà”. Il 4 luglio la voce del Papa rilancerà un messaggio che riguarda tutti: “È un urlo che sale da tutti questi fratelli e sorelle che cercano una vita più sicura”. (ANSA)

