Mafia, è morto il boss italo – canadese Vito Rizzuto

E’ morto stamattina il boss italo-canadese Vito Rizzuto, 66 anni, originario di Cattolica Eraclea, per anni ritenuto il capo di un’organizzazione mafiosa internazionale. Il “padrino” è deceduto per cause naturali in un ospedale di Montreal poche ore dopo il ricovero per problemi cardiaci. La morte di Vito Rizzuto, uscito dal carcere nell’ottobre 2012, su cui sta indagando la polizia di Montreal, arriva nel pieno di una guerra di mafia che va avanti da qualche anno durante la quale sono stati uccisi anche il padre di Vito, Nick Rizzuto Senior, suo figlio Nick Rizzuto Jr sepolti in due bare d’oro e nel frattempo è scomparso di lupara bianca il cognato Paolo Renda. “La mafia adesso cambierà. Non c’è un uomo con lo stesso carisma che lo può sostituire. Non c’è nessun altro che possa godere del rispetto di tutti. La struttura della mafia in Canada ora sarà più orizzontale che verticale”, commenta il giornalista e scrittore esperto di mafia Antonio Nicaso. Vito Rizzuto emigrò da Cattolica Eraclea negli anni ’50 quando aveva nove anni e ben presto seguì le orme del padre Nick, don Cola, che nel dopoguerra era “campiere” nelle terre del barone Agnello e poi, dopo una guerra coi calabresi alla fine degli anni ’70, divenne il boss di Montreal, rappresentante in Canada dei Bonanno, una delle “Cinque famiglie” di New York. Vito fu arrestato nel gennaio 2004 a Montreal dopo le dichiarazioni di pentiti che lo accusarono di un concorso in triplice omicidio commesso nel 1981; patteggiò dieci anni per l’esecuzione di tre “traditori” del clan Bonanno, è il delitto messo in scena nel film“Donnie Brasco” con Al Pacino e Johnny Depp. Dopo qualche anno fu lui a diventare, secondo gli investigatori, il capo indiscusso della Cosa nostra canadese riuscendo a tenere insieme sotto la sua guida una sorta di consorzio tra mafie con clan siciliani, calabresi, campani e anche stranieri. Vito Rizzuto ha sempre mantenuto il legame con l’Italia creando un’organizzazione mafiosa internazionale che aveva tentato di mettere le mani sull’appalto del ponte dello Stretto di Messina e su un riciclaggio di 600 milioni di dollari attraverso la Made in Italy Spa con sede a Roma di fronte a Palazzo Chigi. Adesso, secondo le ultime indagini, stava riprendendo il comando a Montreal; ma un improvviso attacco cardiaco ha impedito la nuova ascesa del “padrino”.
Calogero Giuffrida