Scuola, in piazza la rabbia dei presidi: “Primi per responsabilità, ultimi per retribuzioni”

“Primi per responsabilita’, ultimi per retribuzioni”, “contratto subito”, “chi svende i dirigenti svende la scuola”: intorno a questi slogan alcune centinaia di presidi arrivati da tutta Italia hanno protestato ieri a Roma, a piazza San Cosimato, a due passi dal Ministero dell’Istruzione, per chiedere eque retribuzioni, un alleggerimento dei carichi di lavoro e della burocrazia. “Non ci sottraiamo agli impegni – ha detto Giorgio Rembado, presidente dell’Anp, l’associazione che ha organizzato la protesta – siamo pronti a sostenere le responsabilita’ professionali, ma vogliamo strumenti adeguati per esercitare con successo le nostre prerogative”.

“Hanno cercato di deriderci chiamandoci presidi-sceriffi. Siamo qui – ha spiegato Rembado dal palchetto allestito in un angolo della piazza – per dire basta. A chi pensa che i presidi abbiano una pazienza infinita diciamo basta. E a chi pensa che manifestiamo per i soldi e per avere le prerogative che ci spettano diciamo che si’ e’ vero. Ma manifestiamo in primo luogo per la nostra dignita’”. La categoria rivendica da tempo il diritto a una equa retribuzione. “I nostri stipendi vanno almeno equiparati a quelli degli altri dirigenti della pubblica amministrazione. Non possono essere la meta’ o poco piu’ come accade oggi” ha detto Rembado scatenando gli applausi della piazza che nel corso della mattinata ha continuato a riempirsi. L’impegno e le responsabilita’ della categoria sono testimoniate – ha fatto notare Rembado – dai numeri: un dirigente ha in media 152 dipendenti, governa 6 o 7 plessi scolastici (ma qualcuno e’ arrivato a gestirne 25) e in ogni scuola entrano in media un migliaio di studenti. “E dunque basta dare senza ricevere” ha concluso il presidente dell’Anp. La protesta un primo risultato l’ha conseguito: la ministra Fedeli in mattinata ha incontrato una delegazione di manifestanti che stamani hanno fatto sentire la loro voce anche davanti a Montecitorio.