Omicidio Stagno, l’arciprete di Montallegro: “Preghiamo affinché si risolva il caso, nel dubbio si vive male”

Toccante l’omelia, durata più di venticinque minuti, dell’arciprete don Giuseppe Gagliano, ieri pomeriggio al funerale di Paolo Stagno, 51 anni, l’operaio forestale di Montallegro morto domenica scorsa in un incidente di caccia nel bosco del parco dei Monti Sicani in territorio di Burgio. “E’ da domenica scorsa – ha detto come riporta oggi il Giornale di Sicilia – che sono sconvolto, da quando ho saputo che c’erano questi nostri fratelli coinvolti in questa situazione, sconvolto perché ancora non si sapeva colui che era morto. Sconvolto al pensiero di una famiglia distrutta. Sconvolto anche per quello che oggi avrei dovuto dire durante questa celebrazione. Parlo del nostro fratello Paolo, del bene che ha saputo realizzare nel corso della sua vita, della carità che lo distingueva. L’ultima volta che l’ho visto rideva.

Era una persona dedita al lavoro, senza fermarsi mai, veramente. Un uomo che si è distinto per la laboriosità, l’amabilità, il sorriso. Nonostante la sua salute, il suo mal di schiena, Paolo – ha ricordato l’arciprete – lavorava in maniera instancabile. E poi curava con grande passione gli hobby che aveva, hobby che vengono da una tradizione di famiglia, la pesca e la caccia. A Montallegro di caccia ne capiscono tutti, di solito qui nei bar di cosa si parla se non di caccia. Ma spesso – ha sottolineato – ci dimentichiamo che per la caccia abbiamo a che fare con strumenti che sono strumenti di morte. Questo tragico evento deve farci riflettere. Non voglio condannare nessuno, non giudico nessuno, però questo evento ci deve far riflettere tanto. Ognuno deve riflettere per sé. Perché se è vero che determinate leggi ci consentono di poter usare determinate armi, è vero anche che dobbiamo stare attenti perché le armi non sono giocattoli. Ma sono strumenti che non ammazzano solo cinghiali, conigli o uccelli, ma possono anche ammazzare persone.

Un cacciatore deve essere capace non di prendere la preda più grossa, ma deve essere capace di stare attento alla propria vita e alla vita degli altri. Un cacciatore non può sparare solo perché sente muovere qualcosa, mettendo così a rischio la vita degli altri. Quante disgrazie in meno ci sarebbero se si fosse più attenti. Chiediamo al Signore quella consolazione che solo lui può dare. Il buio certamente ha offuscato la vita di molti di noi, come oggi siamo stati così solerti a stringerci in un cuore solo, in un’anima sola, dobbiamo continuare come comunità a stare vicini alla famiglia Stagno nei giorni che verranno. Chiediamo al Signore – ha concluso don Giuseppe Gagliano – che si possa risolvere questo caso che ancora nel dubbio è sospeso, che si possa comprendere realmente come sono andati i fatti, perché la conoscenza della verità porta serenità. Nel dubbio si vive tutti male, nel sospetto di questa o di quell’altra persona. Chiediamo al Signore che possa illuminare gli inquirenti affinché possano fare luce su questa situazione incresciosa”.