Vino, è partito “In viaggio tra i Filari” per raccontare un Belice a colori: ecco le tappe nell’Agrigentino

E’ partito ieri da Palermo e toccherà diverse tappe nell’Agrigentino “In viaggio tra i Filari” che racconterà sul web un Belice “a colori” a 50 anni dal terremoto. E’ questo l’obiettivo dell’edizione 2018 del progetto ideato da Gianfranco Cammarata, giovane winelover e ristoratore palermitano, che già l’anno  scorso ha girato l’Isola a bordo del suo bus Volkswagen T2 arancione del 1971 per narrare la Sicilia del vino. Nell’Agrigentino saranno visitate le seguenti cantine: La Chiusa a Montevago; Agareno, Settesoli e Stoccatello a Menfi; Feudo Arancio, Di Prima, Planeta, Monte Olimpo e Di Giovanna a Sambuca di Sicilia.

Il cuore del progetto è il blog www.inviaggiotraifilari.it dove verranno raccontate le tappe del viaggio, attraverso un diario di bordo quotidiano corredato da foto e video. Insieme al blog anche i social network (Facebook, Instagram e Twitter) per descrivere il bello del Belice – contrapposto al Belice in bianco e nero legato al dolore del sisma del 1968 – attraverso le più moderne forme di comunicazione. “In Viaggio tra i Filari” percorrerà i circa 500 chilometri raccontando le peculiarità – siano esse enologiche, culturali, gastronomiche o artistiche – di tutti i  21 comuni belicini: Monreale, Camporeale, Roccamena, Calatafimi-Segesta, Vita, Salemi, Gibellina, Santa Ninfa, Partanna, Salaparuta, Poggioreale, Montevago, Santa Margherita Belice, Menfi, Sambuca di Sicilia, Contessa Entellina, Caltabellotta, Chiusa Sclafani, Bisacquino, Campofiorito e Corleone. Ieri, al Feudo Disisa di Monreale, l’incontro con l’enologo agrigentino di fama nazionale Tonino Guzzo. Il viaggio si concluderà il 5 ottobre.

“I produttori – viene spiegato in una nota – diventeranno oratori di un viaggio in cui il vino è il pretesto per raccontare un territorio dall’incredibile valore naturalistico e culturale. Saranno raccontate le storie di piccoli e grandi viticoltori che hanno contribuito con il proprio lavoro al risveglio di un luogo spesso relegato nella memoria collettiva soltanto agli eventi tragici del sisma. Il vino sarà un fil rouge durante ogni tappa del viaggio, essendo stato uno dei principali elementi di rinascita del territorio del Belice. Prima del terremoto, infatti, nella Valle del Belice non si trovavano, o quasi, tracce di viticultura. La valle era conosciuta solo per pastorizia e produzione di sementi. Negli anni immediatamente successivi al terremoto, invece, grazie anche a forme di finanziamenti pubblici, nel Belice nacquero e si diffusero a macchia d’olio le prime cooperative sociali, che ebbero il merito di dare respiro ai piccoli vignaioli del territorio, cercando di risollevare un’economia devastata dal sisma. Un sistema che andò avanti fino alla fine degli anni ‘80, quando iniziarono a emergere alcune grandi realtà che, mettendosi in proprio e avviando un percorso volto alla produzione di vini di qualità, hanno contribuito alla fama della Sicilia enologica nel mondo. Realtà produttive che fecero da traino alle altre, dando il via ad un nuovo modo di produrre vino e creare ricchezza nel territorio: un aumento dei vini di alta qualità, esportazioni triplicate, percorsi turistici legati al vino e numero di winelover in crescita esponenziale”.