Pensioni, Perconti (M5s): tagli a quelle d’oro e aumento minime, ddl in commissione Lavoro

“Oggi arriva in Commissione il provvedimento che mira ad eliminare il divario tra la categoria di cittadini colpiti duramente dalla crisi economica (il riferimento è ai fruitori di assegni sociali o di pensioni minime) e la categoria dei cittadini privilegiati beneficiari delle pensioni d’oro”. Lo ha scritto il deputato agrigentino del Movimento 5 stelle Filippo Perconti su Facebook tra i firmatari del ddl per il taglio delle pensioni d’oro e l’aumento delle minime. “L’intervento normativo  proposto – si legge nella presentazione del ddl M5s-Lega –  prevede un meccanismo di ricalcolo della quota retributiva delle pensioni e degli assegni vitalizi di importo complessivo pari o superiore alla soglia di 90.000 euro lordi annui, in esito al quale i trattamenti pensionistici più elevati, le cosiddette pensioni d’oro, risulteranno ridotti. Le risorse che verranno liberate in esito a questo ricalcolo saranno destinate all’integrazione delle pensioni minime e delle pensioni sociali, elevando i trattamenti che oggi si attestano intorno a 450 euro mensili fino alla soglia di 780 euro.

Le misure introdotte derivano dall’evidente necessità di apportare al settore pensionistico un correttivo improntato a ragioni solidaristiche e di equità sociale, ancor più urgente nell’attuale fase socio-economica del Paese. Infatti, in costanza di una congiuntura economica che da qualche anno ha assunto un carattere di grave criticità, non solo in ambito nazionale, le fasce reddituali più basse della popolazione si trovano ad affrontare difficoltà sempre crescenti. Tra queste – si legge nel documento –  le categorie di coloro che percepiscono assegni sociali o pensioni minime sono tra quelle in assoluto più colpite, mentre nel quadro del sistema pensionistico continuano a sussistere ambiti privilegiati, quale quello dei fruitori delle pensioni d’oro. L’osservazione di questo stato di iniquità sociale, venuto ancor più in risalto a causa dell’attuale crisi economica, ha ingenerato nella società civile, e dobbiamo supporre anche nella società politica trasversalmente considerata, una domanda di maggior equità sociale”.

(…) “Oggi coesistono nel nostro Paese tre diversi sistemi pensionistici: un sistema in cui il cittadino percepisce un trattamento totalmente sganciato da quelli che sono stati i suoi reali versamenti alla cassa previdenziale in costanza dell’attività lavorativa, un sistema improntato alla filosofia opposta, ovvero di severa correlazione tra il versato e il ricevuto, e un sistema intermedio, misto, quale presunta garanzia di legittimità e di rispetto del legittimo affidamento, riservato a coloro i quali sono entrati nel mondo del lavoro con precise aspettative in merito al futuro trattamento pensionistico, poi del tutto disattese all’introduzione del metodo contributivo. In un quadro di fatto e di diritto così rappresentato, non sembra infondato ritenere che le misure di ricalcolo illustrate, la cui ratio è quella di introdurre un correttivo ad alcune palesi diseguaglianze che – queste sì – appaiono totalmente disallineate rispetto ai princìpi costituzionali richiamati, non potrebbero che essere valutate positivamente dalla Corte costituzionale, nonostante il loro carattere non transitorio. Anzi, la destinazione dichiarata, a integrazione delle pensioni minime e degli assegni sociali, dei fondi che si libereranno in esito al ricalcolo attribuisce alle disposizioni non solo carattere di piena legittimità costituzionale, conformemente ai princìpi di solidarietà (articolo 2 della Costituzione), eguaglianza (articolo 3 della Costituzione), proporzionalità, ragionevolezza e quant’altro, ma anche di pregio sul piano etico”.