L’incontro all’hotel della Valle, dove Napolitano ha pernottato, è durato circa quindici minuti.
Il presidente Giorgio Napolitano ad Agrigento è rimasto poco più di 12 ore. È arrivato alle 20 in punto di sabato, ed è andato via quando la città si stava svogliatamente svegliando. Lo hanno visto in pochi: le autorità, il proprietario dell’Hotel della Valle Vincenzo Sinatra, i poliziotti della scorta, qualche cliente dell’albergo (dov’era in corso un convegno di medici), i camerieri ed il servizio di ristorazione. Nessun altro ha avuto l’opportunità di scorgerlo: nella città dei Templi è stato ricevuto dal ministro Angelino Alfano, il sindaco Marco Zambuto ed il presidente della Provincia Eugenio D’Orsi.
Poi raggiunta l’hall dell’albergo il velo della riservatezza è calato inesorabile. Il presidente è stato inavvicinabile. Per tutti, ma non per il papà del commissario Montalbano. L’ultimo pensiero agrigentino del presidente della Repubblica è stato, infatti, per don Nenè, Andrea Camilleri. Anche lui dalle parti di Vigata per via della Fondazione nata sabato a Porto Empedocle e la collocazione della statua in bronzo sul bordo di un marciapiede. Il colloquio è durato circa un quarto d’ora. Lo scrittore è arrivato accompagnato dalla sua fedele segretaria. Ha raggiunto il presidente intrattenendosi amichevolmente. I due si conoscono da molti anni.
Li lega l’amore per la lettura, l’amico comune che fu Leonardo Sciascia, la sete di verità e l’appartenenza agli stessi ideali politici. Camilleri recentemente gli ha contagiato l’amore per la bicicletta: hanno entrambi una «Montante», costruita nello stabilimento di Serradifalco. Lo scrittore la possiede dal dopoguerra, l’inquilino del Quirinale ha iniziato ad usarla da poco. L’ha avuta in dono da Antonello Montante, l’imprenditore coraggioso che ha sfidato la mafia. Pedalando.
Da: Giornale di Sicilia

