Il “popolo” dei precari è sceso in piazza: «Se non ci stabilizzano blocchiamo tutto». I sindacati: «Gli errori dalla classe politica non possono ricadere sulle spalle dei cittadini e delle loro famiglie».
La carica di «mille» lavoratori precari davanti la prefettura di Agrigento. «Se non ci stabilizzeranno, siamo pronti a paralizzare gli uffici degli enti locali e la sanità» minacciano. Hanno affidato le ragioni della loro protesta e le loro richieste ad una lettera che hanno consegnato in Prefettura. Sono preoccupati per le recenti pronunzie della Corte dei Conti che hanno ulteriormente frenato i processi di stabilizzazione in corso in alcuni Comuni.
Molti tra quanti erano davanti il palazzo del Prefetto ieri mattina sono diventati precari da giovanissimi e oggi hanno anche più di quarant’anni.
«Riteniamo che gli errori perpetrati dalla classe politica non possono ricadere sulle spalle dei cittadini, dei lavoratori e delle famiglie che rischiano, a distanza di oltre vent’anni, il diritto alla stabilizzazione, come invece avvenuto nel resto d’italia, e di essere estromessi irrimediabilmente dal mercato del lavoro», sostengono nel volantino diffuso ieri, durante il sit-in, dai sindacalisti di Cgil, Cisl e Uil che hanno organizzato la manifestazione.
«Dopo vent’anni che non si fanno assunzioni negli Enti Locali e nella sanità, se cacciano i precari tantissimi servizi dovrebbero essere chiusi – spiega Alfonso Buscemi della Cgil – Servizi essenziali per la collettività, tra i quali quelli ché le famiglie meno abbienti usufruiscono, come gli asili nido, l’assistenza sociale, Abbiamo chiesto che il decreto legge 78 del 2010 che governo Berlusconi ci ha lasciato come polpetta avvelenata venga modificato».
«Questa legge – aggiunge Buscemi – vuole gli enti pubblici che hanno personale precario devono ridurre del 50% la spesa per tale personale. Allo scadere del 2012 solo la metà dei precari potrebbe avere il rinnovo del contratto, Non chiediamo l’aggravio della spesa. A parità di costi attuali è possibile trasformare questo personale a tempo indeterminato».
I precari in provincia di Agrigento sono duemilatrecento (comprendendo anche quelli della sanità). In Sicilia sarebbero quindicimila secondo l’assessorato regionale all’impiego. Lo Stato ha speso molte risorse per la loro formazione, sottolineano i sindacati, sarebbe dunque uno spreco mettere sulla strada personale qualificato e con tanta esperienza acquisita negli anni. Vincenzo Caldara, coordinatore regionale aut000mie locali della Cisl, ritiene che »ci può essere una modifica ai vincoli di finanza pubblica per la stabilizzazione, ma deve essere il governo nazionale a realizzarla e per questo la nostra protesta avviene davanti le Prefetture di tutti i capoluoghi siciliani. Sia Stato che Regione che Enti Locali facciano la loro parte perché il gioco dello scarica barile non porta niente a nessuno».
“Questo personale – aggiunge Caldare – è da ventidue anni che è all’interno delle amministrazione e dopo così tanto tempo come si può dire ad un lavoratore di andare a casa. Hanno un’età media avanzata e certamente sarebbero fuori dal mondo del lavoro. Abbiamo presentato a tutti i Prefetti siciliani la gravità della situazione e attendiamo una risposta. Organizzeremo presto una manifestazione di carattere generale per sensibilizzare il governo innanzitutto». Presenti alla manifestazione anche tanti sindaci della provincia, che hanno risposto all’ invito dei guidati dal Presidente dell’ANCI Calogero Pumilia.
Elio Di Bella – Da: Giornale di Sicilia 12 maggio 2012

