
Amnistia e indulto nel ddl riforme, maggioranza a rischio
“La maggioranza delle riforme non e’ andata sotto un’altra volta solo perché il Governo ha avuto l’accortezza e la paura di rimettersi alla decisione dell’Aula su un argomento peraltro controverso”, ha dichiaro il senatore di Forza Italia, Augusto Minzolini, dopo che l’emendamento del democratico Felice Casson, che chiedeva di non escludere la competenza del Senato sulle decisioni per l’amnistia e l’indulto.
Indulto e amnistia, Partito democratico vs Movimento 5 stelle. In Aula al Senato se ne vedono di tutti i colori. Il Movimento 5 Stelle non ha partecipato mai ai lavori sul ddl costituzionale. Poi, appena spunta la richiesta di un voto segreto, eccoli ricomparire”. E’ quanto scrivono su Twitter i senatori del Pd Francesco Russo e Stefano Vaccari, criticando il comportamento dei senatori del Movimento 5 Stelle. “Ma non erano – aggiungono – i campioni della trasparenza? Comunque il loro tentativo di mandare sotto la maggioranza è fallito ancora una volta. I voti sull’emendamento a prima firma Casson che chiedeva di sopprimere l’articolo 18 del testo relativo ad amnistia e indulto è stato bocciato con 143 voti, contro 141 favorevoli e tre astenuti”.
Amnistia , indulto e i dissidenti del Pd sulle riforme. Sull’ultimo voto segreto sulla riforma costituzionale che ieri e’ passato per un soffio pesa l’assenza dei tre dissidenti del Pd, Corradino Mineo, Massimo Mucchetti e Paolo Corsini. Il voto e’ finito 143 a 141 e riguardava il potere del nuovo Senato di continuare a decidere su amnistia e indulto ma l’emendamento non e’ passato per soli due voti. Va detto che anche se fossero stati presenti e avessero votato i tre dissidenti del Pd il testo sarebbe stato bocciato grazie a i tre astenuti che a Palazzo Madama si contano come voti contrari.
