Mafia, il pentito Quaranta: ”Ad Agrigento il capo è Massimino, un guerriero che lavora con la cocaina”

«Antonio Massimino è combinato formalmente ed è reggente di Agrigento, ha i contatti con dei suoi cugini a Favara per la Sicilia con Giuseppe, Ignazio e Salvatore, lavora con la cocaina». A distanza di un anno dall’inizio della sua collaborazione, quando affioravano le prime perplessità legate alle sua collaborazione, il pentito Giuseppe Quaranta «debutta» in un’ordinanza cautelare. È anche grazie a lui che gli inquirenti e gli investigatori hanno potuto fare quadrare il cerchio sul nuovo capo della famiglia mafiosa agrigentina e sul suo clan.

Come racconta il Giornale di Sicilia oggi in edicola, il pm chiede a Quaranta: «Sa se ha riferimenti significativi? Cioè lei lo ha visto personalmente? Vi siete incontrati?». Quaranta risponde: «Ci siamo incontrati una volta sola al lavaggio di Villaseta, è durata 10 minuti e poi non ci siamo più visti». Pm: «Ma mi scusi, lei era reggente di Favara e lui di Agrigento e lo ha incontrato solo una volta?». Quaranta: «Sì perché io poi sono stato posato». Quest’affermazione, che sulle prime può apparire un po’ banale, in realtà è una prova importantissima per gli inquirenti che hanno, per la prima volta, i cosiddetti «riscontri esterni» alle dichiarazioni dei collaboratori di giustizia che, al contrario, se non vi fossero, non potrebbero essere utilizzabili in nessun procedimento. Gli uomini della Dia, infatti, hanno incrociato le sue rivelazioni con gli atti di indagine ed è saltata fuori la conferma.

Il gip sottolinea: «In data 17.6.2015, grazie ai servizi tecnici installati presso l’autolavaggio di Massimino, si registrava, effettivamente l’arrivo di Giuseppe Quaranta, così come riferito con annotazione di servizio». Il collaboratore di giustizia parla anche del presunto braccio destro di Massimino, Liborio Militello. «Non so se Massimino lo ha combinato. Si muove tantissimo. Sono compari con Massimino e Militello riceve ordini da lui e li esegue al volo. Il suo mestiere è fare estorsioni e Militello li fa in nome e per conto di entrambi. Liborio mi diceva che da sempre è vicino ai Massimino». Quaranta aggiunge: «Un certo Liborio, arrestato con Antonio Massimino un annetto fa, di cui al momento non ricordo il nome, che vedevo quando reggevo Favara (quindi nel 2014) e che chiamava Antonio Massimino compare – spiega il collaboratore di giustizia – è inserito nella famiglia mafiosa di Villaseta. Liborio aveva tanti problemi e voleva trovare lavoro presso imprese edili, cercavo di fargli capire che non era facile, ma lui chiese il mio intervento in ragione della mia posizione nel contesto mafioso. Liborio mi diceva che Antonio Massimino era un guerriero».