Mafia e politica, voti comprati nel Trapanese: ”Gli dà 20 euro per la spesa”

«E poi li ringrazi gli amici nostri…»: così l’ex deputato Pd, Paolo Ruggirello, il 6 novembre 2017, si lamentava al telefono per la sconfitta alle Regionali. Dello sfogo si legge nella misura emessa dal gip di Palermo, Piergiorgio Morosini, nel capitolo relativo al politico trapanese arrestato per associazione mafiosa, non eletto neppure alle successive elezioni politiche al Senato. Come riporta il Giornale di Sicilia, il gip scrive  che «durante le operazioni di spoglio delle schede elettorali, Ruggirello, ormai certo della sconfitta elettorale, ha contattato Carmelo Salerno, al quale esplicitamente ha contestato il mancato appoggio ricevuto da Trapani (da intendersi come famiglia mafiosa, riferendosi a Pietro Virga e alle persone a lui collegate)».

Il gip accusa Ruggirello di «aver preso parte all’associazione mafiosa denominata Cosa Nostra, quale politico destinatario delle preferenze elettorali fatte confluire da esponenti di detta associazione nel corso di varie consultazioni elettorali, fornendo un concreto e specifico contributo per garantire gli interessi del sodalizio mafioso, cui metteva a disposizione – per il tramite di singoli affiliati, con i quali intratteneva rapporti continuativi ed ai quali si rivolgeva anche per questioni personali – l’influenza e il potere derivanti anche dalla sua posizione di deputato regionale dell’Ars». Ecco cosa diceva il boss trapanese a proposito di questo impegno, Pietro Virga: «Mi sto giocando tutte le carte per questi politici, vedi che mi devi dare una mano ah! Una mano buona».

Virga faceva presente agli amici perché era fondamentale garantire l’appoggio elettorale ai suoi candidati. «Deve salire a dritta il marito, è uno che ha amicizie forti là a Roma. E se noi arriviamo a questa a portarla là, qualche cosa possiamo concludere è giusto?» diceva Virga riferendosi alla candidata Ivana Inferrera, dell’Udc anche lei arrestata assieme al marito l’imprenditore Ninni D’Aguanno. «A tutti questi già quando gli da 50 euro, 20 euro per fare la spesa…», spiegava ancora Virga. Alle regionali, Cosa nostra trapanese si sarebbe spesa, in cambio di soldi, per la Inferrera e per Ruggirello, mentre per le politiche solo per Ruggirello. È dalle intercettazioni che gli investigatori scoprono che i Virga avevano stretto accordi con più candidati, ma solo uno di loro era stato sollecito rispetto a quanto concordato.

I propositi di ripartizione dei voti, come sarà dimostrato, non saranno di fatto del tutto attuati, poiché quasi tutti i voti raccolti saranno concentrati su Ivana Inferrera, a discapito di Paolo Ruggirello al quale, verrà avanzata la richiesta di un’ulteriore somma di denaro. I boss battevano cassa, secondo l’ accusa, anche in virtù del fatto che, secondo quanto riferito da Virga nel corso di un dialogo, sino a quel momento aveva dato solo un terzo della somma concordata: «Va bene. Lunedì, martedì, mercoledì, giovedì… venerdì prende… un terzo… Ah! Così non va più bene, io quando… poi… dopo una settima si è presentato con un terzo, ho preso e mi sono dato da fare». E a fine campagna elettorale anche la mafia fece l’analisi del voto interno.