Europee, attenzione di Mattarella per i risultati elettorali e le ricadute sull’Italia

Il capo dello Stato per suo ruolo tende a non intervenire nelle discussioni che da sempre animano il confronto fra i partiti di casa nostra. In particolare poi l’attuale presidente Sergio Mattarella, per formazione e carattere, tende ancora di più ad avere un atteggiamento “felpato” – per usare un termine calato su di lui dai commentatori politici – nei confronti delle dinamiche che caratterizzano l’attuale governo Lega-M5S. Ma è indubbio che il Colle – nei modi e nei tempi che ha ritenuto più opportuni – sia intervenuto su temi che hanno portato lo scontro all’interno della maggioranza. Ecco allora, di fronte ad una evidente escalation di insulti, accuse, parolacce in particolare tra i due vicepremier Matteo Salvini e Luigi Di Maio che Mattarella non può non guardare con attenzione alla consultazione europea di domenica. E a quali saranno i suoi risultati.

Il capo dello Stato ha ribadito nei giorni scorsi il suo essere fortemente europeista, anche se è consapevole che l’Unione europea debba recuperare “lo spirito degli inizi, curarsi di più della sorte delle persone”. Anche per porre un freno, si legge tra le righe, alla montante onda (non si quanto vincente alla fine) sovranista e populista. “Spesso è l’egoismo degli Stati – e non quindi quelle istituzioni – a frenare il sogno europeo”, ha sottolineato. Ma l’attenzione di Mattarella non può essere riservata solo alle dinamiche che a Bruxelles e al governo dell’Unione deriveranno dai risultati di domenica. Il faro del Colle – non da oggi – è anche sulla tenuta dei conti pubblici e su chi, in caso di crisi, si assumerà l’onere davanti al Paese di varare provvedimenti economici che si prevedono particolarmente duri. Mattarella come detto, e come più volte ribadito, non entra nelle scelte politico-parlamentari. Ma è altrettato evidente come il livello di scontro in atto tra leghisti e grillini non possa non rappresentare un dato da tenere in considerazione. Sulle sponde Lega e M5S da giorni si va ripetendo – in parallelo con il premier Giuseppe Conte – che dopo le elezioni inizierà una nuova fase per il governo. Lasciando sottintendere un rilancio dell’azione di questo esecutivo e il tanto proclamato proseguimento della legislatura. Ma, ed è questo il dubbio che si ha da più parti, come si farà a rimettere insieme una coalizione ormai sfilacciata?

All’indomani del voto – e terminata questa estenuante campagna elettorale – Lega e M5S riusciranno a mettere da parte le divisioni, le diffidenze reciproche e affrontare, ben oltre la propaganda, il capitolo dei conti pubblici che ormai non può più essere rinviato? Un necessario bagno di realismo quello che molti chiedono a Salvini e Di Maio per evitare una crisi – probabilmente l’ultima cosa che vorrebbe Mattarella – che andrebbe ad esplodere in piena estate e con la necessaria definizione della manovra economica alle porte. Dal Quirinale ovviamente non filtrano considerazioni ma il ricordo delle difficoltà che lo scorso anno si sono avute per dare vita all’attuale governo sono nella memoria di tutti. Ecco allora che la crisi – evocata a volte come medicina – e le successive elezioni (sempreché il capo dello Stato decida in tal senso) potrebbero non avere questo effetto benefico.

La legge elettorale con ogni probabilità porterebbe sì ad una ribaltamento nei rapporti di forza (su la Lega giù M5S) ma resterebbe la difficoltà di formare un governo. Anche perché, è bene non dimenticarlo, anche se i risultati delle elezioni europee portassero ad un virtuale ribaltamento numerico dell’attuale situazione in Parlamento sempre di elezioni comunitarie si parla. Non delle politiche di casa nostra e, quindi, l’attuale composizione delle Camere non subirebbe alcuno stravolgimento. E in ogni caso, qualora Mattarella registrasse il totale definitivo impasse della situazione politica e decidesse per le elezioni, quale schieramento affronterebbe a cuor leggero una campagna elettorale dove le parole d’ordine, per tutti, non sarebbero migranti, reddito cittadinanza, occupazione, pensioni ma conti pubblici, manovra, innalzamento dell’Iva? Insomma si capirà tutto lunedì prossimo, quando le percentuali di voto diranno – come molti sondaggi indicano da tempo – quanto sarà cresciuta la Lega e quanto avrà perso il Movimento 5 Stelle. Sarà il distacco tra le due forze ancora formalmente alleate ad indicare la strada che il Paese percorrerà nei prossimi mesi. Strada sulla quale non mancherà lo sgardo attento del Quirinale. (askanews)