Migranti, Cancellaro (legale Open Arms): Interventi ong spesso richiesti da Stati

Porti chiusi, immigrazione, sbarchi, decreto sicurezza bis e diritto internazionale. Ne hanno parlato alla Cattolica di Milano, nel confronto ‘La politica dei porti-chiusi. Questioni di legittimità e responsabilità nazionale e internazionale’, operatori del diritto, avvocati, professori di diritto internazionale, penale, amministrativo, costituzionale che si occupano della questione dei soccorsi in mare. Fra i relatori, anche Francesca Cancellaro, dello studio legale Gamberini e avvocato difensore di Open Arms “non si tratta di sbarchi fantasmi ma spesso sono attività richieste dagli Stati alle ong: questo potrebbe essere un criterio per distinguere Ong e trafficanti, anche in base all’articolo 10-ter del Testo Unico sull’immigrazione, richiamato dal GIP Agrigento”.

Perché, le ha fatto eco l’avvocato di Sea Watch e Mediterranea Lucia Gennari, “si tratta di operazioni di soccorso in mare e non come viene spesso detto di attività di trasporto irregolare di migranti, in violazione delle leggi sull’immigrazione italiana e questo deve essere assolutamente ristabilito dal punto di vista della comunicazione per capire dove sta l’illegittimità dei governi europei”.Per Cesare Pitea, dell’Università degli Studi di Milano, alla “Libia cui non si può riconoscere un ruolo nel coordinamento dei soccorsi perché non li svolge in modo efficace e soprattutto non può offrire un porto sicuro” e “manca un organo centralizzato di Diritto internazionale in grado di fornire una decisione univoca. Non bisogna dimenticare che quando si valuta il contenuto degli obblighi internazionali, le posizioni degli Stati non sono quelle dei governi, ma soprattutto quelle dei giudici, che determinano l’aderenza della prassi alla norma internazionale, quindi, di fatto la validità”.

 “Mancano le condizioni politiche per un disconoscimento della zona Sar libica. – sostiene Pasquale De Sena, docente di Diritto internazionale all’Università Cattolica e fra i relatori al convegno. – Inoltre il decreto sicurezza-bis non fa alcun accenno all’istituzione di una ‘zona contigua’, laddove la Bossi- Fini (286/1998) vi faceva riferimento. Una mancata proclamazione non casuale: se vi fosse stata più o meno automaticamente lo Stato avrebbe riconosciuto la giurisprudenza della Corte europea dei diritti dell’uomo sulle imbarcazioni che si trovano nell’area di riferimento”.Critico nei confronti del decreto sicurezza-bis anche Paolo Bonetti, dell’Università degli Studi Milano-Bicocca: “In questo decreto ministeriale le norme sull’immigrazione citate dicono esattamente il contrario di quello che sostiene il Testo Unico sull’immigrazione: soccorrere, accogliere, identificare tutti gli stranieri in mare. Come se non bastasse ci sono due articoli ‘dimenticati’: l’articolo 4, relativo al finanziamento di operazioni con agenti sotto copertura per contrastare il traffico dei migranti; l’articolo 12, sul finanziamento del reingresso di stranieri, anche irregolari”.

Secondo Mario Savino, docente di Diritto amministrativo all’Università degli Studi della Tuscia e direttore dell’Accademia Diritto e Migrazioni, si potrebbe vietare l’ingresso solo dimostrando la probabile violazione di una norma primaria perché “le navi delle Ong non violano norme interne quando effettuano soccorso in mare in base alla prevalenza del diritto internazionale su quello interno”.Per Francesca De Vittor, ricercatrice di Diritto internazionale nella facoltà di Giurisprudenza dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, con il convegno si è cercato di dare risposta alla domanda se “siamo di fronte a una violazione del diritto internazionale quando il porto viene chiuso rispetto all’accesso di una nave che ha prestato soccorso in mare, come la obbligano a fare le convenzioni sul diritto del mare sbarcando i migranti in un porto sicuro?”.Per Francesca De Vittor, ricercatrice di Diritto internazionale nella facoltà di Giurisprudenza dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, con il convegno di lunedì 15 luglio a Milano si è cercato dunque di dare risposta alla domanda di grande attualità se “siamo di fronte a una violazione del diritto internazionale quando il porto viene chiuso rispetto all’accesso di una nave che ha prestato soccorso in mare, come la obbligano a fare le convenzioni sul diritto del mare sbarcando i migranti in un porto sicuro”. (LaPresse)