Violenza sulle donne in crescita nell’Agrigentino, Telefono Aiuto: servono risorse per servizi a sostegno delle vittime

Violenza sulle donne, stalking nei confronti delle ex mogli o fidanzate e maltrattanti in famiglia sono in continuo aumento nell’Agrigentino. Nella città dei templi sono già più di 250, nei primi sei mesi del 2019, le chiamate ricevute dal Centro antiviolenza e antistalking “Telefono Aiuto” che opera in collaborazione con l’Asp di Agrigento e le forze dell’ordine. “Le oltre duecentocinquanta chiamate ricevute quest’anno – spiega la responsabile del Centro, Antonella Gallo Carrabba al Giornale di Sicilia – sono tutti quei contatti avuti con le utenti che quando iniziano il percorso di sostegno avviano un contatto con le operatrici a 360 gradi. Oltre i contatti telefonici ci sono i colloqui in sede e altri servizi che forniamo gratuitamente. Consulenza e assistenza legale, per esempio. Poi ogni tipo di servizio al fine di sostenere la donna e i suoi figli”.

Al “Telefono Aiuto”, pure quest’anno, sono arrivate nuove segnalazioni anche dalle stesse donne precedentemente assistite. Alcuni casi hanno avuto risvolti penali, altri no, “anche perché non tutte hanno il coraggio di denunciare ma hanno la forza di chiedere aiuto e noi le seguiamo nel loro percorso di liberazione da violenza e maltrattamenti con l’assistenza psicologica e la consulenza legale”. Sono circa 450 i casi affrontati l’anno scorso da “Telefono Aiuto”, il 2017 si era chiuso con 435. Un dato che cresce di anno in anno anche perché, per effetto di tante campagne di sensibilizzazione e di nuove leggi, cresce la consapevolezza delle stesse vittime di violenza che quella di chiedere aiuto ai centri specializzati dove possono essere seguite e denunciare alle forze dell’ordine, quando è il caso, è la via da seguire senza tentennamenti. Nel 2016 le chiamate al “Telefono Aiuto” furono complessivamente 427 e nel 2015 furono 370. In quindici anni e mezzo di attività ricevute oltre 7.500 richieste di aiuto di donne di Agrigento a anche di altri centri della provincia.

“Il Codice rosso – dice la responsabile del centro riferendosi alla nuova legge sulla tutela delle vittime di violenza domestica e di genere che ha avuto nei giorni scorsi il via libera definitivo del Senato – è sicuramente un importante tassello che è stato aggiunto alla lotta contro la violenza sulle donne, ma penso che sia uno dei tanti che ancora mi aspetto, perché molto c’è ancora da fare. È vero, con questa legge finalmente si potrà agire sul fattore tempo, che è importante davvero. Ma il contrasto alla violenza -sottolinea – passa soprattutto su un piano ancora più importante: i servizi a sostegno delle donne, i centri antiviolenza e le case rifugio devono essere sostenuti con finanziamenti pubblici per garantire continuità ai servizi erogati, per garantire che all’interno di questi servizi operi personale specializzato, formato sul sostegno alla violenza di genere declinata in tutte le sue molteplici sfaccettature. La violenza – prosegue Antonella Gallo Carrabba – non è solo quella fisica, spesso il problema si pone per riconoscere la violenza psicologica, la violenza economica e ora anche quella assistita quella le cui vittime sono i figli. Chi come me da anni si occupa di questo grave problema spesso si scontra con questi problemi. Fondamentale – aggiunge – è la collaborazione tra i servizi, fatta non solo con riunioni e tavoli, ma deve essere fatta da operatori specializzati che si scambiano le informazioni e siedono a discutere insieme il caso”. “Telefono Aiuto” offre ascolto, sostegno, consulenza sociale, psicologica e legale, informazioni sui servizi presenti nel territorio e accesso facilitato ai servizi con l’invio protetto; si può chiamare al numero 0922-22922 o al numero verde 800.961.931, è garantito l’anonimato.

Nell’Agrigentino, dove operano altri centri antiviolenza in sinergia con le forze dell’ordine, sono sempre più frequenti i casi di cronaca legati alla violenza sulle donne, allo stalking nei confronti delle ex mogli o fidanzate, ai maltrattamenti in famiglia. Per presunti atti persecutori nei confronti delle ex sono stati eseguiti due giorni fa tre arresti in tre diversi centri della provincia: ad Aragona, a Grotte e a Santa Elisabetta. “Purtroppo, spesso, le situazioni precipitano perché troppo frequentemente capita che le donne non riescono a sostenere la situazione, pensano sempre che magari l’uomo possa cambiare. Senza il loro consenso e soprattutto senza la loro volontà – dice Antonella Gallo Carrabba – noi operatrici dobbiamo fermarci, tranne naturalmente nei casi in cui ravvisiamo un pericolo per la donna o i suoi figli. Questo – sottolinea – è uno dei tanti problemi, oppure le donne si scoraggiano per le lungaggini burocratiche, i tempi della legge. Ecco perché il Codice rosso potrebbe essere la soluzione o quanto meno dovrebbe accelerare i tempi anche se prevedo possa presentarsi un altro problema: i tribunali sono attrezzati a rispondere a queste emergenze? Pochi, secondo me, in generale i giudici che potranno smaltire tutte le richieste dei tre giorni”.