“Hanno agito con insensibilita’ e crudelta’ nei confronti di un giovane disabile, mostrando di essere privi del piu’ elementare senso di pieta’ nei suoi confronti”. Il gip di Agrigento, Luisa Turco, meno di tre ore dopo l’interrogatorio, ha convalidato il provvedimento cautelare e disposto la custodia in carcere per i due coniugi di Naro, arrestati con l’accusa di avere segregato in casa il nipote disabile, legandolo al letto con una catena alla caviglia. I due indagati, difesi dall’avvocato Alba Raguccia, si sono detti “dispiaciuti e scossi” per quanto accaduto e hanno chiesto perdono. Al tempo stesso, pero’, hanno fornito delle giustificazioni spiegando di averlo fatto perche’, in precedenza, il ragazzo 33enne si era allontanato dall’abitazione facendo perdere le sue tracce e venendo trovato, molti giorni dopo, in Calabria e in Campania. La vicenda era anche stata oggetto di alcuni servizi sulla trasmissione Rai “Chi l’ha visto”.
Il disabile, sostiene l’accusa, sarebbe stato anche percosso e umiliato in diverse circostanze. La stessa donna ha ammesso al giudice di averlo insultato, spiegando di averlo fatto perche’ lo aveva fatto innervosire. Il povero ragazzo, in un paio di circostanze, nel 2014 e nel 2015, era andato dai carabinieri lamentando di subire violenze da parte degli zii e chiedendo di potere andare ad abitare in un altro posto. Il gip sottolinea: “Sussiste il concreto pericolo che gli stessi possano commettere ulteriori delitti della stessa specie per cui si procede”. I due zii, con le accuse di maltrattamenti e sequestro di persona, sono stati arrestati in flagranza di reato sabato pomeriggio dai carabinieri al termine di un’operazione, coordinata dal procuratore Luigi Patronaggio e dalla pm Gloria Andreoli, che ha consentito la “liberazione” del ragazzo che era incatenato al letto. (AGI)
