Il lavoro degli agenti del commissariato di polizia di Sciacca per completare tutti gli atti previsti dalla delega del sostituto procuratore Roberta Griffo procede a ritmo serrato per stabilire l’esatta dinamica e le cause della morte del piccolo Salvatore Sclafani, il bimbo di 4 anni caduto venerdì 21 febbraio dal carro allegorico «Volere volere». Il fascicolo, per omicidio colposo, è attualmente contro ignoti. Come riporta il Giornale di Sicilia oggi in edicola, ieri gli avvocati Aldo Rossi e Mauro Tirnetta, nominati nei giorni scorsi dalla famiglia del piccolo per farsi rappresentare, hanno diramato una nota nella quale scrivono: «Prendiamo atto a nome dei familiari di quanti hanno mostrato un’effettiva vicinanza e comprensione dello straziante dolore per la perdita inaccettabile del loro congiunto». Poi i legali aggiungono: «I genitori sono letteralmente affranti e le ricostruzioni del fatto, molte delle quali inesatte, nonché le varie considerazioni di getto non aiutano la loro ripresa, se mai ci sarà. La morte di un figlio della nostra amata città, di soli quattro anni, impone riflessione, equilibrio e pacatezza da parte di chiunque, senza lasciarsi andare a valutazioni e giudizi inopportuni e soprattutto in assenza di una conoscenza completa della tristissima vicenda; emigrarsi a emotive e superficiali considerazioni comporta solo devianze rispetto il reale accadimento storico. Ci si attende onestà nella collaborazione, come certamente sarà, altrimenti il dolore si svuoterà di contenuto. Tutte le morti sono angoscianti e dolenti – aggiungono gli avvocati Rossi e Tirnetta – ma la perdita di un bimbo di quattro anni, appena compiuti, in un contesto che avrebbe dovuto essere di festa cittadina, occorsa con una singolare dinamica e terminata in modo atroce, coinvolge un’intera comunità, devasta le coscienze e pone interrogativi. Questa vicenda, si ribadisce, impone costante silente riflessione, demandano a chi di competenza l’onere dell’analisi fattuale giuridica e a noi legali anche legittime tutele e pretese consentite dalla legge».

