Coronavirus: superati i mille morti in Italia, 213 i guariti in più

Con le citta’ che lentamente si fermano, gli operai che chiedono garanzie nelle fabbriche e il mondo che giorno dopo giorno si chiude sempre di piu’ seguendo l’esempio del nostro paese, il coronavirus fa segnare un nuovo record in Italia: con i 189 morti nelle ultime 24 ore l’Italia supera le mille vittime. Ora sono 1.016 – tre volte i morti del terremoto del centro Italia o dell’Aquila, tanto per dare un’ordine di grandezza – ed e’ l’ennesima soglia, psicologica soprattutto, che viene abbattuta da un’emergenza la cui fine, a sentire gli scienziati, e’ ancora molto lontana. Certo, il dato dei guariti – 213 in un solo giorno, il piu’ alto dall’inizio dell’esplosione del contagio – e’ sicuramente un’indicazione positiva che ha a che fare con le misure di contenimento prese dalle autorita’, ma i numeri sembrano tutt’altro che rallentare: ai 10.590 malati di mercoledi’ se ne sono aggiunti altri 2.249, per un totale di 12.839, tra cui anche 50 medici di Bergamo e un altro calciatore, Manolo Gabbiadini. E i ricoverati in terapia intensiva – che restano il 10% circa del totale – sono arrivati a 1.153. Significa che ormai i contagiati da coronavirus occupano il 20% del totale dei posti a disposizione in tutta Italia nelle terapie intensive. Il governo ha gia’ detto che aumenteranno del 50% – e quelli in terapia sub intensiva del 100% – ma serve tempo. Ecco perche’ ancora una volta l’invito che arriva dalle autorita’ e’ quello di rimanere a casa.

Il Viminale ha predisposto una nuova circolare interpretativa delle norme introdotte con il Dpcm dell’11 marzo in cui si ribadisce infatti che sono consentiti gli spostamenti solo per “comprovate esigenze primarie non rinviabili”. Vale a dire per andare a fare la spesa, portare fuori gli animali domestici e spostarsi per motivi di salute. Il ministero ribadisce anche che e’ possibile svolgere “attivita’ sportiva e motoria all’aperto, rispettando la distanza di un metro”. Dunque, le passeggiate sono consentite. Dalle Regioni, con la Lombardia ancora una volta in prima fila, arriva pero’ la richiesta di ulteriori chiarimenti. “Il testo del Dpcm va riguardato e riesaminato – dice il governatore Attilio Fontana – perche’ ci sono discrasie e cose che vanno corrette”. Uno dei punti chiave e’ quello che riguarda gli operai nelle fabbriche, visto che il provvedimento dell’esecutivo ha lasciato aperte le attivita’ produttive: i sindacati dei metalmeccanici hanno chiesto che venga fermata tutta la produzione per sanificare gli stabilimenti mentre Matteo Salvini attacca: “gli operai si sentono cittadini di serie B”. Per domani e’ prevista una videoconferenza con Conte, i sindacati e gli industriali proprio su questo tema ma intanto una prima risposta arriva dal ministro delle Autonomie Francesco Boccia che anche oggi ha partecipato alla riunione con i governatori. “Sull’apertura e chiusura delle fabbriche il governo ha accolto le proposte delle Regioni” le quali, se vogliono, possono chiudere alcune aziende non indispensabili d’intesa con imprenditori e sindacati. Ma quello che non si puo’ fare e’ chiudere tutto. “Altrimenti – dice – si spegne il paese”.

Alle preoccupazioni sulla sicurezza nei luoghi di lavoro ha risposto anche il commissario Borrelli ribadendo che la prima misura di protezione e’ la distanza di un metro e, in caso non fosse possibile, vanno utilizzate le mascherine. Alla riunione con le Regioni ha partecipato anche il neo commissario Domenico Arcuri, chiamato da Conte ad affiancare le strutture operative. L’Ad di Invitalia e Borrelli – dopo che la Consip ha chiuso la gara da 200 milioni per la fornitura di guanti, camici e mascherine e quella per recuperare sul mercato 67mila kit per il test per il coronavirus – hanno fatto il punto sulle principali urgenze, a partire dalle terapie intensive che necessitano di un potenziamento, ma anche su tutto cio’ che riguarda la distribuzione di materiale sanitario e l’eventuale individuazione di nuovi stabilimenti di produzione. Anche perche’, come ha ribadito anche oggi Walter Ricciardi, “e’ bene che ci cominciamo a abituare a una guerra lunga”. La Sars, spiega il consulente del ministro Speranza, “che era meno contagiosa fini’ verso maggio-giugno. Questa e’ molto piu’ contagiosa e io ho l’impressione che, se ci va bene e lavoriamo tutti insieme, dovremo arrivare all’estate”. (ANSA)