Donna uccisa nel Palermitano, il racconto shock: uno strangolava l’altro lo riprendeva col cellulare

Mentre uno dei due africani ammazzava la zia, l’altro riprendeva tutto con un cellulare. Questo uno dei particolari choc della confessione di Maria Francesca Castronovo, assassina rea confessa della zia Angela Maria Corona. Un racconto dell’orrore – come scrive il Giornale di Sicilia – che ora si conosce nei minimi dettagli, contenuti nell’ordinanza di custodia firmata dal gip di Termini Imerese, Angela Lo Piparo. Particolari inediti, come la storia del telefonino che potrebbero aprire nuovi scenari nell’indagine condotta dalla procura di Termini Imerese e dai carabinieri di Bagheria. Un delitto di una ferocia inaudita con la parte superiore del cadavere, adesso è scritto su un atto giudiziario, divorata dagli animali selvatici.

L’arrestata è stata interrogata due volte, alla presenza del suo legale, ed ha ricostruito «un difficilissimo rapporto con la zia – scrive il gip -, che a suo dire l’aveva subissata di angherie da anni. Dopo l’ennesimo violento litigio, la Castronovo «un paio di mesi addietro – ha proseguito l’indagata – è andata a Ballarò dove ha incontrato un ragazzo africano che chiedeva l’elemosina nei pressi di una chiesa. Si era presentato con il nome di “Guizzo”, (poi identificato in Guy Morel Diehi, della Costa D’Avorio, uno degli arrestati) e aveva iniziato a sfogarsi con lui ed a raccontargli le angherie subite dalla zia, chiedendogli da subito se fosse disposto ad aiutarla a dare una lezione alla congiunta: “la volevo morta”, ha detto».

Il sedicente «Guizzo» non se lo fa ripetere due volte e chiede «un anticipo di 2000 euro che lei gli consegna qualche settimana dopo a Palermo. Ma i due presunti sicari extracomunitari chiedono altri soldi e «qualche giorno prima del delitto, Guizzo si sarebbe presentato a Bagheria pretendendo la consegna di altri 500 euro, altrimenti non si sarebbe occupato dell’omicidio. L’importo complessivo per la missione delittuosa – scrive ancora il gip – era di 15.500 euro, la somma di 10 mila, ovvero l’ultima cospicua parte dell’importo, la Castronovo ha riferito di averla consegnata a “Guizzo” il giorno del delitto, all’interno di una trousse blu scuro».

E arriviamo all’agguato. Gli assassini arrivano a Bagheria con due biciclette (circostanza, poi riscontrata dalle immagini dei sistemi di videosorveglianza di via Nazionale di Ficarazzi) e una volta dentro l’abitazione i due complici avrebbero indossato due paia di guanti ciascuno, attendendo l’arrivo di Angela Corona e nascondendosi dietro la porta del soggiorno. «Appena la zia ha fatto ingresso all’interno del soggiorno – aggiunge il giudice -, i due ragazzi africani l’avrebbero aggredita, afferrandola per il collo, facendola rovinare sul pavimento, non prima di averla sbattuta sul divano del soggiorno. Il complice di “Guizzo” – che veniva chiamato da lui “Pietro” (e cioè Toumani Soukouna del Mali) – avrebbe dato alla Corona, una volta che si trovava già per terra, un calcio al collo. “Guizzo” probabilmente teneva il telefono in modalità videocamera, come se volesse riprendere. Maria Francesca Castronovo ha affermato di aver toccato il polso ed il viso della zia per vedere se era viva o morta. Poi la zia l’avevano piegata con il busto verso le gambe, per poi infilarla all’interno di due sacchi neri (una quello portato dai due ragazzi, l’altro consegnato da lei stessa). Una volta inserito il corpo dentro i sacchi, “Guizzo” e “Pietro” avrebbero portato giù il cadavere caricandolo all’interno del portabagagli della Citroen C3». Infine si sono disfatti del corpo lungo la strada che conduce a Ciminna e ora si scopre che il passaggio dell’auto grigia «è rimasto impresso, sia all’andata che al ritorno dalle telecamere di videosorveglianza situate lungo la strada».