La Procura della Repubblica di Palermo torna a chiedere gli arresti per 18 dei 23 indagati dell’operazione “Sorella sanità”. I sostituti Giovanni Antoci e Giacomo Brandini hanno già presentato ricorso al Tribunale del Riesame di Palermo per ottenere quanto il Gip del Tribunale di Palermo, Claudia Rosini, aveva respinto. La notizia è riportata oggi sul settimanale Grandangolo. Nell’inchiesta “Sorella sanità” sono complessivamente 23 gli indagati: diciotto le persone fisiche, cinque quelle giuridiche. Dieci sono state le persone arrestate, due in carcere ed otto ai domiciliari.
Tre gli agrigentini coinvolti nel blitz: l’imprenditore di Canicattì Salvatore Manganaro, 44 anni, che è finito in carcere. Secondo gli inquirenti è il faccendiere del direttore dell’Asp di Trapani Fabio Damiani (anche lui finito in carcere); poi l’imprenditore Vincenzo Li Calzi, 45 anni di Canicattì, che si occupa di forniture ospedaliere e il deputato regionale Carmelo Pullara, 48 anni di Licata, vice presidente della Commissione Salute e servizi sociali e sanitari dell’Ars nonché membro della Commissione Antimafia Regionale. Questi ultimi sono rimasti indagati ma le richieste di misura cautelare nei loro confronti sono state rigettate.

