Menfi, Cantine Settesoli: ”Diego Planeta agricoltore lungimirante”

“La mia vita di lavoro non e’ stata fatica, e’ stata il piacere della sfida ed il gusto del riscatto; e la cosa che forse mi ha piu’ aiutato e’ stata la pazienza, cosi’ semplicemente definita da Giacomo Leopardi ‘la piu’ eroica delle virtu’ giusto perche’ non ha nessuna apparenza di eroico’”. Questo l’incipit della Lectio magistralis del produttore di vini, il palermitano Diego Planeta, morto sabato scorso. Un intervento dal titolo: “Vino e metamorfosi del territorio. Una Case History: Menfi e le Terre Sicane”, fatto a Palermo nel 2004. E un riconoscimento dato all’agricoltore, non all’imprenditore, al cavaliere, all’uomo nobile. Tale si sentiva e si definiva, ricorda, nel giorno dei funerali, l’azienda che aveva fondato, Le Cantine Settesoli: “Questo dimostravano il suo rispetto per la terra, per gli uomini che questa terra lavorano con fatica ed orgoglio, la sua auto infangata, il suo commuoversi davanti al primo carico d’uva arrivato in cantina, il suo saper ascoltare il ritmo delle stagioni”.

Perche’ Diego Planeta amava profondamente la sua terra, prosegue l’azienda, una comunita’ di duemila viticoltori che ogni giorno da oltre 60 anni si prende cura di seimila ettari. Una terra, incastonata tra mare e colline che e’ Menfi, “ma ancor di piu’ amava quella comunita’ agricola, che con grande caparbieta’ ha saputo difendere la propria bellezza e identita’. Grazie alla sua guida ed alla sua lungimiranza, in questo lembo di costa di Sicilia oggi c’e’ una storia unica da raccontare, fatta di uomini, di vigneti e di idee”. Senza la sua visione le 5000 famiglie del Distretto delle Terre Sicane “non avrebbero contribuito e sostenuto e reso possibile quella metamorfosi, avviando quella trasformazione sociale ed economica fulcro della Lectio Magistralis all’interno della quale Cantine Settesoli assume ruolo centrale”.

Diego Planeta soleva dire che di tutte le sue creature Cantine Settesoli era la piu’ amata, “e dopo aver tradotto le enormi potenzialita’ del territorio in azienda feconda, investendo, sperimentando e innovando insieme agli uomini ed alle donne della comunita’, dopo aver dimostrato che anche grande e’ bello e puo’ produrre qualita’, nel 2011 aveva fatto quello che definiva un passo di lato; proprio come un buon padre di famiglia che ad un certo punto lascia il proprio figlio camminare da solo e viaggiare per il mondo. I risultati oggi raggiunti sono frutto di due elementi: la coesione della compagine sociale, la solidita’ dell’impostazione gestionale che guarda sempre piu’ alla qualita’ ed all’internazionalizzazione, la consapevolezza che bisogna lavorare duro per costruire e garantire reddito ai viticoltori”. Giuseppe Bursi, presidente di Cantine Settesoli, afferma: “Cantine Settesoli perde certamente una figura carismatica ed un capitolo importante della sua storia, perche’ Diego Planeta rappresenta la storia di questa cantina. I suoi insegnamenti e la sua lungimiranza sono le radici e la traccia del nostro futuro”. (AGI)