Dieta Mediterranea, Neuromed: sue caratteristiche sono in pericolo

La recente scoperta dell’antico termopolio romano a Pompei rappresenta un anello di congiunzione con un modello alimentare che combacia con la Dieta Mediterranea. A sostenerlo i ricercatori dell’istituto Neurologico Mediterraneo di Pozzilli, in provincia di Isernia, convinti che il modello mediterraneo e’ “un’arma vincente contro le principali malattie croniche e anche per ridurre la mortalita’”. Tuttavia, ritengono dal Neuromed, “il nostro cibo e’ oggi profondamente diverso da quello consumato nel termopolio di Pompei. La Dieta Mediterranea di oggi deve fare i conti con la grande globalizzazione e l’industrializzazione che, a partire dagli anni ’60, ha interessato anche il sistema alimentare e che rischia di sgretolare una cultura millenaria”. “La recente scoperta archeologica – ha spiegato Licia Iacoviello, direttrice del dipartimento di Epidemiologia e Prevenzione dell’Irccs isernino – ci ricorda che la Dieta Mediterranea non e’ una lista della spesa, ma un modo di vivere. Il termopolio – ha aggiunto – era un luogo aperto al pubblico dove ci si incontrava, si beveva e si mangiava del cibo caldo: zuppa di farro o di lenticchie, un piatto misto a base di pesce, un calice di vino ‘corretto’ con miele o fave”. A rimarcare l’importanza di un modello alimentare arrivato fino a noi in una sorta di staffetta, e che nei secoli ha mantenuto il senso autentico della dieta “scoperta” negli anni ’50 dal fisiologo americano Ancel Keys, e’ Giovanni de Gaetano, presidente di Neuromed. “Con gli scambi alimentari che si sono susseguiti nei secoli, a partire dalla scoperta dell’America, la Dieta Mediterranea – ha sottolineato de Gaetano – si e’ arricchita di cibi ora imprescindibili. Eppure la storia della Dieta Mediterranea insegna che la contaminazione alimentare puo’ essere una sintesi virtuosa, senza confondere l’arricchimento con l’alterazione del modello Mediterraneo. Dobbiamo essere capaci di raccogliere un’eredita’ e adattarla ai tempi, ma senza dimenticare le nostre origini”. Ad essere in pericolo oggi sarebbero le caratteristiche stese della Dieta Mediterranea soprattutto per il fatto “che le persone hanno sempre meno tempo da passare in cucina e attorno alla tavola”. A preoccupare e’ anche l’analisi della qualita’ della dieta, cioe’ la provenienza dei cibi e le informazioni sui metodi di coltivazione, trasformazione e trasporto sulle nostre tavole. “La qualita’ della dieta era a Pompei ed e’ ancora oggi molto diversa tra i vari gruppi sociali – afferma Marialaura Bonaccio, ricercatrice di Neuromed e autrice di numerose ricerche sulla Dieta Mediterranea -. Basti pensare alla straordinaria varieta’ di olio d’oliva, allora disponibile sul mercato e che di fatto rifletteva la gerarchia sociale dell’epoca, dall’olio verde di Venafro, standard di qualita’, all’olio lampante utilizzato per le lampade o all’olio spremuto da olive bacate, detto cibarium, per l’alimentazione degli schiavi. Di recente – prosegue – lo studio Moli-sani ha rivelato che i benefici della Dieta Mediterranea sono condizionati dalla posizione socioeconomica. A parita’ di adesione alla Dieta Mediterranea, l’alimentazione delle persone con alto reddito e un livello di istruzione maggiore, risulta piu’ ricca di antiossidanti e polifenoli, di cibo biologico, oltre a presentare una maggiore diversita’ in termini di frutta e verdura consumate”. (Dire)